Strage di sciiti a Sanaa, nello Yemen, nel venerdì di preghiera: è di quasi 150 morti il bilancio di una raffica di attentati kamikaze che hanno colpito tre moschee frequentate dai ribelli Houthi, il movimento sciita che da settembre ha occupato la capitale yemenita. L'attacco sarebbe stato rivendicato dall'Isis: "E' solo la punta dell'iceberg", avrebbero avvertito gli jihadisti in un messaggio su Twitter, anche se la Casa Bianca ha invitato alla cautela. Non vi sono, al momento, chiari collegamenti fra la carneficina e i miliziani dello Stato islamico, ha precisato l'ammministrazione Usa. Se la paternità degli attentati fosse confermata, si tratterebbe della prima grande azione coordinata dello Stato islamico in Yemen, dove finora aveva imperversato al Qaeda nella penisola arabica, che ha negato in un comunicato qualunque coinvolgimento. Intanto, nuovi raid aerei hanno colpito la città di Aden, nel sud dello Yemen, dove da alcune settimane risiede il presidente deposto Abd Rabbo Mansour Hadi. Lo riferiscono fonti stampa locali, dopo che già giovedì alcuni caccia sollevatisi in volo a Sanaa avevano cercato di colpire il complesso presidenziale di Aden. Secondo le fonti, la contraerea delle forze fedeli al presidente Hadi e' entrata nuovamente in azione per respingere l'attacco. Ue con Tunisi: "Isis minaccia globale". La Casa Bianca ha duramente condannato gli attentati; anche il capo della diplomazia Ue, Federica Mogherini, ha affermato che gli attacchi alle moschee e i combattimenti ad Aden "mirano chiaramente a far deragliare il processo di transizione" nel Paese, esortando "tutte le parti a ritornare al dialogo e a negoziati inclusivi". Nella capitale hanno agito quattro "shahid": due all'interno delle moschee Badr e Hashoush durante la preghiera del venerdì, due all'esterno a bordo di un'autobomba. Una tecnica studiata appositamente per fare il maggior numero di vittime possibili. I testimoni hanno descritto scene raccapriccianti, "con teste, gambe e braccia dei morti disseminate sul pavimento della moschea", come raccontato da un fedele che ha parlato di veri e propri "fiumi di sangue" che scorrevano per terra. Tra i morti vi è anche l'imam della moschea Badr, Al-Murtada bin Zayd al-Muhatwar, noto e controverso predicatore religioso legato agli Houthi. Un quinto attentatore e' entrato invece in azione a Saadah, altra roccaforte Houthi nel nord del Paese, ma è stato ucciso dalle forze di sicurezza prima di farsi esplodere. Lo Yemen è dilaniato dallo scontro fra i ribelli Houthi, che controllano la capitale e il nord del Paese, e il presidente deposto Abd Rabbo Mansour Hadi, sostenuto dai Paesi del Golfo. Gli Houthi, chiamati anche partigiani di Allah e sostenuti dall'Iran, aderiscono a una corrente minoritaria dello sciismo, la zaydista, dal nome di Zayd bin Ali, pronipote di Maometto, a cui riconoscono il titolo di quinto Imam.
Yemen, attacchi a moschee. L'Isis rivendica FOTO
Doppio attentato a Sana'a. Tre kamikaze si sono fatti esplodere durante la preghiera del venerdì: 137 morti e oltre 300 feriti
