Esteri

I tanti errori sul volo MH370

Confusione, caos e misteri. Le indagini, i controlli mancati e i sospetti sul disastro aereo della Malaysia Airlines

A più di un anno dal disastro aereo che ha ucciso più di duecento persone, ancora nulla si sa del volo MH370. Non si conosce il luogo, non si hanno detriti, per ora ci sono solo domande. E dolore. Le ore iniziali dopo la scomparsa del volo sono state caratterizzate da una grandissima confusione, dal caos, come se i controllori di volo fossero completamente in balia del nulla. Gli operatori radar, dal canto loro, erano anch'essi completamente immersi nell'oscurità. UN'ANALISI DETTAGLIATA Il report, rilasciato a più di un anno dal disastro, nel quale sono morte più di duecentotrentanove persone, passeggeri ed equipaggio, tratteggia un panorama umano completamente definito da incompetenza, violazione dei protocolli di sicurezza, prima dell'avvio delle operazioni di ricerca e soccorso. Ad esempio, dal report emerge che siano passato più di cinque ore e tredici minuti prima che Kuala Lumpur mandasse un segnale di allarme riguardo il ritardo sulla connessione tra la torre e l'aereo. E sono passate ben cinque ore prima che un volo di soccorso decollasse per cercare di trovare il posto dove l'aereo si fosse presumibilmente schiantato. Secondo Richar Quest, giornalista investigativo sui disastri aerei della CNN, sono proprio questi minuti di ritardo, anzi ore, l'effetto più straniante riguardo questa storia. Manca, secondo lui: «Proprio quella persona che preme il taso 'crisis and panic'». Dopo più di un anno non è stato trovato neanche un solo singolo pezzo dell'aereo. Nonostante gli sforzi ciclopici di più di una nazione nelle ricerche. Secondo gli investigatori, i resti sarebbero sotto metri d'acqua in qualche parte dell'Oceano Indiano. Almeno così credono gli inquirenti, secondo i dati che giungono da un satellite. L'INCIDENTI E I MISTERI I primi segnali che qualcosa stava andando storto sono arrivati quando il volo MH370 non ha risposto al check di controllo da parte del traffico aereo vietnamita, dopo aver lasciato lo spazio aereo malese. Secondo il protocollo, l'aeroporto di Ho Chi Minh, in gergo ATC, avrebbe dovuto informare la loro controparte di Kuala Lumpur, KL ATC, su questi cinque minuti di ritardo da parte del vettore. Ma invece ne hanno fatti passare venti minuti. Quando Ho Chi Minh ha finalmente contattato Kuala Lumpur, la confusione era evidente, come si può tranquillamente leggere dalle trascrizioni delle conversazioni rilasciate domenica. KLATCC chiede tre volte, così come si può vedere nello scritto, in quale punto Ho Chi Minh ha perso il contatto, dopo di che prosegue esprimendo preoccupazione per il ritardo e rincrescimento: «Perché non ce lo avete detto prima? Entro cinque minuti avreste dovuto dircelo». La confusione è cresciuta in modo esponenziale quando la Malaysia Airlines ha erroneamente detto ai controllori del traffico aereo di Kuala Lumpur che loro potevano vedere l'aereo da qualche parte nei cieli della Cambogia. Ci è voluto un'ora e mezzo per venire a capo di questo ennesimo mistero: alla fine, la Malaysian Airlens ha ammesso che quello che stavano vedendo era solamente il progetto di volo dell'aereo. Ahmad Jauhari Yahya, il CEO della Malaysia Airline, ha spiegato che il problema era dovuto all'incompetenza di un novellino che era appena entrato in servizio. «Le nostre informazioni erano solo quelle guida. Non siamo una torre di controllo. Non abbiamo un radar». Ha spiegato alla CNN. Il controllore ha, quindi, aspettato almeno due ore prima di attivare le operazioni di controllo. E qui, tutti si chiedono: perché? Ancora un'altra ora passa prima che da Kuala Lumpur arrivi il segnalo di allarme. Non ci sono spiegazioni sui motivi dietro i ritardi, spiega il Report. Dopo che i controllori del traffico hanno perso i contatti con il volo MH370, l'aereo ha comunque continuato a volare. Infatti, la matricola viene registrata da più di un radar di diversi paesi. Ma ben poco viene fatto con queste rilevazioni. Il report spiega che per «ignote ragione il Radar Medan indonesiano non 'vede' il volo. E la Thailandia non ha posto sufficiente attenzione» da quando il volo non è entrato, come da programma, nei suoi confini. I militari malesiani hanno tracciato il volo, per oltre un'ora, incluso la sua svolta a U sulla penisola malese. Nonostante queste informazioni, il team di ricerca non ha espanso l'area di ricerca per oltre un giorno. Per ora non è possibile stabilire se una risposta più repentina da parte dei controllori di volo, o una più accurata attenzione ai dati, avrebbero potuto cambiare le carte in tavola. Guardando alla serie di errori, talvolta imbarazzanti, verrebbe da dire che sì, sicuramente una reazione più veloce avrebbe concesso alle autorità il tempo di una risposta migliore, sia nel tracciare il volo sia nelle ricerche nell'Oceano Indiano. La sola cosa che per ora da tutta questa storia si può ricavare, secondo le autorità, è un netto progresso nelle operazioni di controllo, monitoraggio e ricerca. Per farlo sono dovute morire più di duecento persone.

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