Esteri

«Il dna sul corpo di Yara non è di Bossetti»

Rivelazione dell’avvocato del muratore che darà battaglia in aula E spunta un romeno che si spacciava per il ragazzo della vittima

Una indagine "parallela"a quella ufficiale rivela la presenza di un imbianchino, sul palcoscenico della morte di Yara Gambirasio: potrebbe rappresentare una pista alternativa a Massimo Giuseppe Bossetti, in carcere dal 26 giugno scorso con l'accusa di aver seviziato e ucciso la ginnasta 13enne di Brembate di Sopra, poi lasciata in agonia in un campo incolto a Chignolo d'Isola, il 26 novembre 2010. Il legale del carpentiere tra l'altro sconfessa la prova regina in mano agli investigatori: il dna di Bossetti trovato sugli slip di Yara. Per l'avvocato Salvagni il "dna mitocondriale" esaminato non sarebbe quello del suo assistito, per il quale chiederà forse già domani, la scarcerazione. La condanna preventiva nei confronti del carpentiere di Mapello si fonda appunto sulla traccia del dna del muratore medesimo, trovata sugli slip della piccola Yara: il resto è rappresentato da qualche manciata di indizi, più che da un sacco di prove. Dubbi, più che certezze. Tanto è vero che sono stati fatti scadere i termini di 180 giorni per poter celebrare un giudizio immediato, segno che l'indagine, pur con il sussidio della prova "regina" che è costituita dal dna di Bossetti trovato sul corpo di Yara, non dispone di sostegni aggiuntivi in grado di affrontare un'udienza che si fonda sull'evidenza della prova. Bossetti è stato descritto come un "bonaccione" dagli amici: è stato inoltre sottolineato da chi lo conosce bene come in 44 anni di vita non sia mai stato oggetto di segnalazioni che ne rilevassero devianze. I garantisti aggiungono che si, c'è il suo dna sul corpo di Yara, ma che dire dei 200 reperti piliferi tra peli e capelli, trovati sulla 13cenne, nessuno dei quali appartiene a lui? E non si dimentichi che sui suoi automezzi non è stata trovata la minima traccia riconducibile a Yara. Di più: neanche sui suoi abiti è stata trovata un'ombra che rimandi al delitto. Esther Arzuffi, la madre del presunto killer, ha riferito di un un uomo, suo figlio, dedito alla moglie e ai tre figli, con una vita completa e rassicurante. «Anche la scienza può sbagliare», ha concluso.     IL RUMENO INNAMORATO Questa è la pista che l'avvocato di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni, sta seguendo insieme al criminologo Ezio Denti. È una pista che "parla" di un muratore 23enne, romeno, di cui si conosce il nome, ma che non risulta essere ancora stato rintracciato e dunque ascoltato dalla Procura. È una casalinga della zona a riferirlo ai legali: due settimane prima del delitto, conosce uno straniero che la contatta perché cerca una camera in affitto. Il ragazzo racconta che è fidanzato con una ragazza molto più giovane, che fa la "danzatrice", confida che la loro love story è segreta per via della differenza di età, che lui non si sogna di avere rapporti sessuali con lei, perlomeno fino a quando non avrà 18 anni. Dice che la ragazzina si chiama Yara. Che nome insolito, pensa la casalinga e chiede se la fidanzata sia romena come lui. Ma no, è di queste parti, rivela il muratore che guarda caso, poco tempo prima ha lavorato nei pressi di casa Gambirasio. La difesa di Bossetti ha riferito che questo operaio ha lasciato l'Italia da Orio al Serio facendo perdere le tracce. L'avvocato di Bossetti ha chiesto alla Procura l'elenco delle utenze telefoniche della zona di Brembate di Sopra in quel 26 novembre di 4 anni fa per verificare se anche il telefono del romeno di fosse agganciato alla cella del paese.     TROPPE OMBRE SUL DNA Si parta da un presupposto: la corrispondenza di due dna (in questo caso di Bossetti e Yara) è certa al 99.99999987%. La Corte di Cassazione, in questo caso, nel 2004 fu chiara: gli esiti di una indagine genetica presentano natura di prova ai sensi dell'articolo 192, comma secondo, del Codice di procedura penale. Francesca Poggi, tuttavia, nel saggio «Tra il certo e l'impossibile», rivela zone d'ombra nel «finger printing genetico». Dice in sostanza che confondere quella che è una bassissima probabilità di corrispondenza casuale (il dna di lui su Yara, in questo caso) con una prova di colpevolezza è sbagliato: la contaminazione potrebbe avere altre spiegazioni. La raccolta dei reperti è compito delicatissimo e può portare su strade sbagliate e l'esempio calzante che dimostra quanto il dna, o meglio, il reperimento dei tessuti, sia foriero di errori, lo dimostra il caso del «fantasma di Heilbronn». Nel 1993 in Germania furono compiuti diversi delitti, tuttora irrisolti. Sulla scena del crimine furono trovate tracce di un medesimo dna femminile. Solo nel 2009 fu scoperto che i bastoncini di ovatta usati per il prelievo avevano il dna dell'operaia che li aveva confezionati. Nel caso di cui si sta scrivendo, il delitto di Yara Gambirasio, la traccia presa in esame è stata definita "granitica" dagli esperti, sebbene sia di ieri l'altro la "rivelazione" degli avvocati. Certo è che questa prova sarà fonte di scontro in Tribunale.     ARMA E MOVENTE DOVE SONO? Perché Massimo Bossetti avrebbe dovuto uccidere Yara, dal momento che è stata verificata l'assenza di tracce di molestie? Si analizzi la somma di ferite inferte a Yara: otto da taglio, un'altra da punta e da taglio. Ferite superficiali, prodotte da qualcuno che non aveva fretta e che non era in preda ad un raptus sessuale. Come se quella contro Yara fosse una punizione, difficilmente imputabile all'arrestato. Perché i due non si conoscevano, sebbene in questi giorni due ragazze abbiano riferito di una lite fra un presunto Bossetti ed una presunta Yara (ma che peso dare alle testimonianze così tardive?). Il carpentiere quarantaquattrenne non è neppure identificabile con l'uomo di cui aveva paura Yara, un uomo su un furgone bianco, che era stato visto anche dal fratellino dalla tredicenne. Tutto quadrerebbe: furgone bianco e pizzetto, che all'epoca Bossetti portava. Solo che il fratello di Yara parla di un uomo corpulento e l'arrestato è filiforme. E che fine ha fatto l'arma del delitto, cercata e mai trovata? In poche parole, il castello accusatorio non si rivelerà un castello di sabbia?

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