Acqua? Si, grazie. Purché sia termale. Sbagliate se credete basti pensare al caldo tepore del liquido che vi avvolge per guarire dai «postumi di una febbre gastrointestinale»: Giuseppe Verdi dovette passare un intero mese a mollo nelle acque termali di Recoaro, accettando di buon grado anche la «passata delle acque» (ossia le cure idropiniche, che gli imponevano di sorseggiare bicchieri d’acqua Lelia in orari e modalità precise). Che sia arsenicale (ideale in campo ginecologico), solfata (regala grandi benefici all’apparato digerente ma è rigorosamente controindicata nel caso si abbia un’ulcera o dei calcoli), sulfurea, salso-bromo-iodica e radioattiva, ogni acqua termale ha il suo potere: allevia o guarisce alcune patologie. Lo sapeva il Pontefice Pio II che preferiva l’acqua di Petriolo (in Toscana), per dare un «aiutino» al suo cagionevole sistema respiratorio: si chiamava ancora Enea Silvio Piccolomini quando era solito avvistarlo seduto lungo la riva del torrente Farma, per inebriarsi del forte odore di zolfo. Più facile a dirlo che a provarlo, da che il mondo è tale una cosa è certa: le terme sono cambiate. Il benessere (wellness) è diventato generosità e altruismo (selfness). Lo pensa chi è sceso dal lettino e, rinunciando ai rituali a quattro mani e campane tibetane, ha scelto una storia (la propria), la cura di sé e una scorta di rimedi per resettare psiche e corpo-anima, da riportare a casa rigenerati dopo una visita ai templi della cura. Ed ecco che l’uomo riscopre l’acqua calda (termale). Nei 378 stabilimenti diffusi nel nostro Paese, cresce anche il numero di giovani che hanno scelto di farne meta di brevi vacanze in ogni stagione. Perché il progetto benessere è vincente. Tanto che la massima latina di duemila anni fa (mens sana in corpore sano) è sempre più attuale. Anche se rispetto agli antichi, siamo ancora molto lontani da come si vivevano le terme: loro al benessere del corpo e della mente dedicavano un’attenzione quotidiana e spazi enormi. Non come noi, che ricorriamo alle acque di sorgente soprattutto quando abbiamo dolori e vogliamo provare cure «alternative». Ieri? Beh, se il tempo fosse un gambero potremo vedere che c’erano autentiche meraviglie in giro. I complessi termali erano farciti di mosaici, dipinti e marmi, incorniciati da tiepidarium, frigidarium e calidarium. I pavimenti e le pareti erano riscaldati. Inoltre tra un fango, una inalazione e un bagno, intorno a queste «stazioni della salute» c’erano perfino biblioteche, giardini e palestre. Avete presente le terme di Caracalla? Sono in disuso dal 537, quando l’esercito di Vitige che assediava Roma, distrusse parte dell’acquedotto Anoniniano che alimentava il complesso capace di accogliere 1600 persone, in bagni di acque fredde e calde (grazie a focolari posti ai piani inferiori, che propagavano aria calda lungo le intercapedini): pensate come il più grande centro di divertimento della vita romana, la stranezza è che nessuno nuotava, visto che dorso e stile libero ancora non esistevano come sport. Volete pensare a qualcosa più recente? Le terme di Montecatini sono le uniche in Italia candidate a essere inserite nel patrimonio dell’Unesco. Ma lungo lo stivale, ovunque vige una certezza: anche chi non crede nella filosofia di vivere come se il Paradiso fosse la terra, prima o poi cede a torrenti immersi nel bosco dove confluiscono più sorgenti di acqua calda, in una matrioska di vasche naturali e non. Questo spettacolo ha un nome: è la Balena Bianca, la più suggestiva delle cascate ai Bagni San Filippo, all’interno dello splendido sito Unesco della Val d'Orcia.
Quando l’acqua è cura e benessere
Relax totale, salute del corpo e della mente per persone di ogni età Torna di moda una delle tradizioni della cultura dell’antica Roma
