Esteri

Obama: "Voltiamo pagina, l'America è risorta"

Gli Usa escono dalla crisi. Crescita economica, terrorismo, energia su queste direttrici si struttura l'eloquio del presidente degli Stati Uniti. La replica repubblicana: "Deludente"

L'America ha voltato pagina. Nel discorso sullo stato dell'Unione il presidente Barack Obama si mostra fiducioso. Economia, terrorismo, energia su queste direttrici si struttura l'eloquio dell'uomo più potente del mondo. Forte della ripresa dell'economia e dei sondaggi, il presidente americano non si è limitato di reclamare misure per la classe media e il via libera all'uso della forza contro l'Isis, ma ha dettato l'agenda per l'ultimo biennio alla Casa Bianca: eliminazione dell'embargo contro Cuba, una legge per combattere gli attacchi informatici, accordi "commerciali equi" con l'Europa e l'Asia e misure per tutelare l'ambiente. Sull'Iran, ha ribadito che porrà il veto se saranno approvate nuove sanzioni così come su ogni misura volta a minare la riforma di Wall Street. Il presidente ha condannato a nome di tutta la nazione la persecuzione di donne, minoranze religiose, lesbiche, gay, bisessuali e transgenger, sdoganando alcuni di questi termini mai utilizzati prima in un discorso pubblico da un inquilino della Casa Bianca. Sulla chiusura di Guantanamo ha assicurato che non mollerà così come sull'Obamacare e la riforma dell'immigrazione. L'accoglienza del Congresso è stata calorosa. Diverse standing ovation, soprattutto nei primi minuti quando si è soffermato sul coraggio e sul sacrificio di questa generazione dell'11 settembre che ha servito per tenere il Paese al sicuro. Applausi e agitazione di matite gialle per ricordare i disegnatori di Charlie Hebdo quando il presidente ha ricordato le vittime delle stragi terroristiche: "Da una scuola in Pakistan alle strade di Parigi, siamo con la gente che nel mondo è stata colpita dai terroristi". Brusii e contestazioni dai banchi repubblicani, invece, quando ha minacciato il veto sulla legge che punta a limitare l'aborto e su quella che vuole facilitare il via alla costruzione dell'oleodotto Keystone XL. Sul palco, con la first lady Michelle, i personaggi-emblema dei successi di Obama, da una dipendente della Chrysler per sottolineare la rinascita dell'auto ad Alan Gross, l'americano liberato dal governo cubano dopo l'avvio della normalizzazione delle relazioni con l'Avana fino all'astronauta Scott Kelly, per accentuare i progressi verso Marte. Parlando di Cuba, Obama ha citato Papa Francesco, tra gli artefici della svolta. "Come dice Sua Santità, la diplomazia è fatta di piccoli passi - ha affermato - questi piccoli passi dischiudono una nuova speranza per il futuro di Cuba". L'America è risorta. "Voltiamo pagina, l'America è risorta dalla recessione e siamo liberi di scrivere il nostro destino più di ogni altra nazione al mondo": questo il messaggio centrale. Il presidente ha voluto chiudere il capitolo della crisi. Ha dichiarato guerra alle disuguaglianze e ha messo in chiaro che sarà lui a dettare l'agenda economica dei prossimi due anni, gli ultimi del suo mandato alla Casa Bianca, lanciando la sfida al nuovo Congresso completamente in mano ai repubblicani. "E' stato un anno di svolta, lo Stato dell'Unione è forte e la mia agenda è la stessa di quando ho prestato giuramento sei anni fa. Cominciamo questo nuovo capitolo insieme iniziando a lavorare da subito". La lotta al terrorismo. Sono passati 15 anni dall'inizio del 21esimo secolo che si è "aperto con il terrore arrivato sulle nostre coste con una nuova generazione impegnata in due lunghi e costosi anni di guerra e con una recessione violenta che ha invaso la nostra nazione e il mondo. Sono stati, e per molti lo sono ancora, tempi difficili ma l'ombra della recessione è passata e vantiamo un'economia in crescita, deficit in calo, un'industria vitale e un boom nella produzione di energia. Ora spetta a noi decidere cosa vogliamo essere nei prossimi 15 anni e nei decenni a venire - ha proseguito - se vogliamo accettare un'economia dove solo alcuni se la passano spettacolarmente bene o se vogliamo impegnarci per un'economia che genera maggiori entrate e opportunità per tutti". Il presidente ha dunque rilanciato le sua politiche a favore della classe media in quella che è stata ribattezzata l'operazione "Robin Hood" e che prevede, tra l'altro, un aumento del prelievo sui dividendi e sui capital gain per chi guadagna più di 500 mila euro l'anno, un'imposta sui trust creati dai super ricchi per non pagare tasse di successione e un incremento del prelievo sulle grandi banche e società finanziarie. Un'operazione da 320 miliardi di dollari in 10 anni, di cui 235 andranno a coprire sgravi per le famiglie con figli e misure come college gratis e malattia e congedi parentali retribuiti. "Il verdetto è chiaro: le politiche per la classe media funzionano. Espandere le opportunità funziona. E queste politiche continueranno a funzionare, a meno che la politica non si metta in mezzo", ha rincarato. "In questo consiste l'economia per la classe media - ha insistito - è l'idea che questo Paese funziona meglio quando tutti hanno una possibilità, quando tutti fanno la loro parte e quando tutti giocando secondo le stesse regole". Annienteremo l'Isis. Obama ha promesso che gli Usa combatteranno il terrorismo anche agendo "unilateralmente" e ha chiesto al Congresso di autorizzare l'uso della forza contro l'Isis. Nel suo sesto discorso sullo Stato dell'Unione davanti alle Camere riunite, il presidente americano ha riaffermato l'impegno della sua Amministrazione contro questa minaccia: "Continueremo a dare la caccia ai terroristi e a smantellare le loro reti: ci riserviamo il diritto di agire unilateralmente nel caso di minacce dirette contro di noi o i nostri alleati". "Annienteremo l'Isis", ha promesso Obama, "e oggi chiedo al Congresso di mostrare al mondo che siamo uniti approvando una risoluzione per l'uso della forza". Il presidente ha detto di credere "in una leadership americana intelligente" che si esercita al meglio "quando si combina la forza militare con la diplomazia, quando si fa leva sulla costruzione di una coalizione per aumentare il potere e quando non si consente alle paure di renderci ciechi rispetto alle opportunità che questo secolo offre. E' esattamente quello che stiamo facendo ora nel mondo - ha rivendicato - e che sta facendo la differenza". In Iraq e in Siria, ha osservato Obama, "la leadership americana, compresa la nostra forza militare, sta fermando l'avanzata di Isis e invece di farci trascinare in un'altra guerra sul terreno in Medio Oriente stiamo guidando un'ampia coalizione che include anche i Paesi arabi per indebolire e annientare i terroristi". "Stiamo anche sostenendo l'opposizione moderata in Siria e stiamo aiutando la gente laddove si sollevano ideologie corrotte e violenti estremismi", ha aggiunto il presidente americano rimarcando che "questi sforzi richiedono tempo e attenzione". Ha sottolineato come sia stata imparata la lezione degli ultimi 13 anni "e invece di inviare truppe di terra si fanno partnership per impedire ai terroristi di poter contare su porti sicuri". La replica repubblicana. "Deludente": questo il giudizio con cui i repubblicani hanno bocciato in coro il discorso. Affidando la replica ufficiale del partito a Joni Ernst, eletta alle ultime elezioni di Midterm e salita alla ribalta delle cronache per lo spot in cui castra maiali e spara. Nel suo discorso di rito, la Ernst ha rivendicato l'ultima schiacciante vittora elettorale del partito dell'Elefante. "Solo provocazioni e minacce di veto", ha tuonato il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell. "Per questa amministrazione si è trattato di un'occasione persa", gli ha fatto eco il senatore della Carolina del Nord Richard Buss, "non ci sarà mai una svolta se si comincia con minacce di veto, chiudendo ogni porta al compromesso". Mitt Romney, il suo sfidante del 2012 nella corsa per la Casa Bianca e possibile nuovo candidato alle primarie per il 2016, ha accusato Obama di pensare più alla politica che a fare progressi. Il presidente "ignora il fatto che è stato eletto un Congresso che spinge per un governo più piccolo e tasse più basse", ha scritto su Facebook. Dello stesso tono le dichiarazioni dell'ultra conservatore texano Ted Cruz. "Il presidente offre la stessa soluzione per ogni problema: più tasse e più governo", ha ironizzato. "Per Obama ora è tutta politica di parte in vista delle elezioni del 2016", ha attaccato il senatore Mike Lee dello Utah, "cerca di dividere gli americani e di distrarli dai fallimenti della sua amministrazione".

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