Esteri

Scovato in Grecia il capo della cellula belga

Ad Atene 4 arresti. Forse tra loro Abdelhamid Abaaoud, ideatore degli attentati. A Parigi preso il "quarto uomo" e i complici che hanno aiutato Coulibaly

È cresciuto a Molenbeek , il quartiere arabo di Bruxelles, Abdelhamid Abaaoud. Ha 27 anni. È lui l’uomo che ha pianificato gli attentati sventati in Belgio. Sarebbe tra le quattro persone arrestate ieri ad Atene. Ma gli inquirenti non confermano: «Stiamo verificando le identità dei fermati». Secondo gli investigatori l’organizzazione jihadista in Belgio stava per mettere a segno attentati nei commissariati, al Palazzo di Giustizia di Verviers e stava per sequestrare un magistrato. Abaaoud è di origini marocchine ma l’infanzia l’ha trascorsa a Molenbeek, dove un terzo dei residenti è composto da immigrati, le insegne dei negozi sono in arabo e le donne portano il velo. Ora si fa chiamare Abu Omar Soussi. Di recente è andato a combattere per lo Stato islamico in Siria. E per far vedere che è un duro, s’è fatto ritrarre nove mesi fa in un filmato mentre guida un pick up a cui sono attaccati quattro cadaveri insanguinati. In Siria ha portato pure il fratello tredicenne Younès. Dalla Siria, secondo informazioni raccolte dagli 007 americani della Cia e da quelli israeliani del Mossad, si sarebbe poi recato ad Atene, dove è residente, passando attraverso la Turchia. Dalla Grecia stava coordinando l’«attacco» al Belgio, fortunamente andato a monte grazie all’intervento della polizia che ha smantellato la cellula jihadista uccidendo due terroristi, arrestandone altri tredici e sequestrando armi, esplosivi, documenti falsi. Oltre a numerose uniformi della polizia. Il materiale raccolto a Verviers e ad Anderlecht ha portato gli investigatori sulle tracce di Abdelhamid Abaaoud. A Verviers, dove i terroristi avevano preso in affitto un alloggio da cui si vedeva il Palazzo di Giustizia, i poliziotti sono arrivati attraverso l’ascolto di intercettazioni telefoniche avviate prima di Natale. Il soldato dell’Isis «Abu Omar» comunicava con i jihadisti uccisi attraverso il fratello di uno di questi e le chiamate arrivavano, appunto, da Atene. Sempre seguendo gli spostamenti dei cellulari intercettati gli inquirenti hanno rintracciato nel quartiere Pangrati i quattro presunti jihadisti. Sono stati localizzati con l’aiuto dall’intelligence greca. Mentre il Belgio ha dispegato 300 soldati a tutela degli obiettivi sensibili, a Parigi è stato arrestato il «quarto uomo» della banda che ha dato appoggio logistico ad Amedy Coulibaly, il killer di Montrouge e di Port de Vincennes. È stata rilasciata solo l’iniziale del cognome, «W». L’uomo lo avrebbe aiutato a reperire la Renault Mégane e la moto Suzuki usate da Coulibaly per raggiungere i luoghi degli assalti. Il Dna rinvenuto nell’auto ha permesso di risalire a W. È stato inoltre prolungato di 48 ore il fermo di 12 suoi complici. Otto uomini, di età compresa tra i 22 e i 46 anni, e quattro donne. La più giovane ha 19 anni. Vivono a Montrouge, Châtenay, Grigny, Epinay e e Fleury -Mérogis, quartieri della banlieu di Parigi frequentati da Coulibaly e dai fratelli Kouachi, gli autori dell’attentato al settimanale «Charlie Hebo» uccisi a Dammartin durante uno scontro a fuoco con la polizia. «Tutti i fermati sono conosciuti dai servizi di sicurezza», ha spiegato il Ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve. Intanto i fratelli Kouachi sono stati seppelliti: Said a Reims e Charif a Gennevilliers dove vivevano.

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