Esteri

«L’Italia difenda il suo diplomatico Non è un molestatore di bambini»

C’è un servitore dello Stato abbandonato dal governo nel le Filippine. È l’ambasciatore Daniele Bosio, una vita spesa nel volontariato al servizio dei bambini, è stato fermato nell’aprile scorso nel...

C’è un servitore dello Stato abbandonato dal governo nel le Filippine. È l’ambasciatore Daniele Bosio, una vita spesa nel volontariato al servizio dei bambini, è stato fermato nell’aprile scorso nel paese asiatico con l’accusa di traffico e abuso di minore. Bosio è stato denunciato da un rappresentante di una ong locale che lo aveva visto in un parco acquatico in compagnia di bambini di strada a cui voleva regalare una giornata di svago. Bisogna considerare che nelle Filippine la legge prevede che un maggiorenne non possa accompagnarsi con un minore se ci sono più di dieci anni di differenza. Nonostante i magistrati filippini abbiano accertato che non «sussistono gravi indizi di colpevolezza», Bosio è ancora imprigionato nel limbo della giustizia filippina. Riceviamo e pubblichiamo la lettera al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni della madre di Bosio, la signora Maria Grazia Ostillio Bosio. E gregio Signor Ministro, mi ha commosso sentire che le Sue prime parole, insediatosi nel nuovo incarico, siano state indirizzate ai nostri due fucilieri di Marina in India. La decisione di sottolineare pubblicamente il Suo forte, costante impegno, mi ha fatto ben sperare che voglia prendere davvero a cuore la vicenda che ormai da otto mesi vede "prigioniero" nelle Filippine mio figlio, Daniele Bosio, ex ambasciatore in Turkmenistan. Ritengo che sia a conoscenza della storia nella quale è rimasto implicato, ragion per cui Le "risparmierò" il riassunto nudo e crudo dei fatti. Non sarò neanche io a protestare la sua innocenza: sarebbe scontato. È la storia personale di Daniele, del suo impegno di almeno venti anni nel volontariato che la testimoniano. Così come l’hanno gridata le centinaia di persone, non solo parenti e amici, ma tutti coloro cui Daniele ha dedicato tempo e risorse economiche. Daniele non si è limitato ad aiuti a distanza: ci ha "messo la faccia", come adesso è di moda dire... E questo, ovunque sia stato: a Roma, con l’associazione "Peter Pan", a New York con "Ronald Mc Donald House", ad Algeri, a Tokyo, anche nelle Filippine, dove ha portato aiuti, ha dedicato le sue vacanze ad insegnare in una scuola che ancora sostiene economicamente, sicuro come ha sempre detto, che l’istruzione e il gioco fossero diritti inalienabili dei bimbi, da difendere a tutti i costi e in ogni paese. Non è testimonianza in maniera definitiva della sua totale innocenza il silenzio assordante di qualsiasi voce negativa che, se nel suo passato ci fosse stata la pur minima ombra, non avrebbe certo tardato a farsi sentire dopo il brutto can can mediatico sulla vicenda? Daniele è un diplomatico che non ha mai voltato la faccia all’umanità che vive intorno, in un mondo che è diventato impaurito e sospettoso e per questo, forse, non riesce a riconoscere le persone generose e disinteressate. La beffa: è stato trattato come il peggiore dei delinquenti, per quaranta giorni in carcere in condizioni disumane, contro ogni diritto... Ora, nonostante le pressioni di un’organizzazione non governativa, in colpevole ricerca di visibilità, un giudice ha concesso a Daniele la libertà su cauzione perché "non sussistevano sufficienti indizi di colpevolezza". La Farnesina conosce bene Daniele e non può non sapere che l’unica sua "colpa" è stata voler regalare una giornata di svago a dei bimbi che ben poche cose belle avranno da ricordare nella loro vita. Il nostro Ministero rivendica nel suo operato il pieno "rispetto per le autorità giudiziarie straniere". Ma, mi domando, possibile che nonostante il "massimo sostegno" che - ritengo, tramite l’Ambasciatore Roscigno - la Farnesina dice di assicurare a mio figlio, non si sia riusciti ad ottenere che venisse accolta la petition for review da parte del Ministro della Giustizia filippino, e il caso venisse definitivamente chiuso? Sappiamo essere così poco "convincenti", anche quando assistiamo, come nel caso di Daniele, a palesi violazioni dei diritti di un cittadino italiano? Certo è che il processo sta andando avanti con udienze nelle quali non succede nulla e in cui l’Ambasciata e, quindi, lo Stato italiano, è rappresentata da un contrattista filippino che con la sua sola presenza non mi pare testimoni un grande interesse per le sorti di mio figlio. L’accusa, dopo reiterate richieste, ha ottenuto il cambio di giudice e lo spostamento del processo in un nuovo tribunale, con ulteriore allungamento dei tempi del processo. L’avvocato di Daniele ha da tempo presentato una nuova istanza, "motion for reconsideration", una sorta di secondo grado del ricorso amministrativo precedente. Spero, signor Ministro, che essa venga supportata con convinzione dal mio Paese. Signor Ministro, siamo una famiglia, mio marito Ammiraglio in pensione e io, che non è abituata ad alzare la voce sconsideratamente e, anche se chi sostiene Daniele mi sta ora spingendo a dimostrazioni plateali per ottenere risultati, non "me la sento", perché sono certa che vivrei ciò come un’umiliazione che nessuno di noi merita. La prego caldamente, signor Ministro, di concedermi udienza. Ho davvero bisogno di sentire dalla Sua voce la garanzia che Daniele non sarà lasciato solo. Vuole fare questo per un’anziana mamma?

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