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Il virus Ebola «sbarca» a Pratica di Mare

Tutti i militari Usa di ritorno dall’Africa atterreranno nello scalo laziale In Veneto altri 34 soldati in isolamento. Zaia: la quarantena a casa loro

Il virus Ebola «sbarca» a Pratica di Mare

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Sbarcheranno tutti a Pratica di Mare i soldati americani di ritorno dal «fronte Ebola». E, se qualcuno sarà malato o ci saranno casi di sospetto contagio, verranno trasportati d’urgenza all’Istituto per le malattie infettive «Lazzaro spallanzani», a Roma. Lo prevede il protocollo firmato dai Ministeri della Difesa e della Salute con il governo americano.

Gli undici militari guidati dal generale Darryl Williams arrivati lunedì sono passati a Pratica di Mare. Qui l’aereo proveniente da Monrovia è atterrato, a bordo sono saliti medici dell’Aeronautica militare italiana esperti di biocontenimento che hanno effettuato i controlli di rito a caccia di eventuali contagiati. Per fortuna non ce n’erano, il jet è ripartito per Aviano e da lì i soldati sono stati accompagnati con un bus a Camp Ederle, la base militare statunitense a Vicenza dove vivono. Stesso iter per i 34 soldati arrivati due giorni dopo, sempre da Monrovia. Per il fine settimana ne sbarcheranno altri 45 perché l’Africom, il comando Usa che sovrintende dal 2007 alle operazioni americane nel Continente Nero, proprio a Camp Ederle ha sede e sta cambiando il personale di stanza in Liberia. Un «turn over» già programmato. Le autorità militari Usa sostengono di averli messi in quarantena «per precauzione», nonostante il test Ebola sia risultato negativo. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha inviato ieri una lettera di protesta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e ai Ministri della Salute, Beatrice Lorenzin, e della Difesa, Roberta Pinotti. «Non metto in dubbio l’amicizia che ci lega agli Stati Uniti, ma perché questa misura di sorveglianza così restrittiva, da cui potrebbero derivare dei casi sospetti, è stata adottata nel nostro territorio, piuttosto che nella Nazione di appartenenza dei militari?», si chiede Zaia. La risposta è semplice. «Quei soldati vivono in Italia, sono di stanza a Vicenza e qui dovevano tornare», spiega l’Aeronautica militare. Il governatore del Veneto vorrebbe vederli rientrare negli Usa con voli diretti dalla Liberia. Ma l’Africom gestisce dall’Italia l’intervento umanitario in Liberia per costruire 25 ospedali da campo dove effettuare screening e curare medici e infermieri infettati dal virus della febbre emorragica. Il personale che opera in Africa parte da Vicenza e non dagli States. «Il ritorno dei militari - sottolinea l’Aeronautica - non comporta rischi proprio perché vengono effettuati severissimi controlli a Pratica di Mare. Qualora dovessero venire riscontrati casi sospetti, verranno confinati nel campo tendato realizzato nell’aeroporto dotato di tutto il necessario e isolato dalle altre strutture. Da qui, con speciali ambulanze e barelle a tenuta stagna, verranno portati allo Spallanzani». Tute, guanti, mascherine e oggetti utilizzati per accogliere i malati nel campo verranno distrutti. Inoltre nell’area sterile acqua e fognature hanno una rete autonoma e non sono collegate alle tubature di Pratica di Mare.

Intanto la Sardegna ha costituito tre unità di crisi anti-Ebola, una a Sassari e due a Cagliari, mentre l’epidemia ha già uccso 4.922 persone nel mondo e ne ha contagiate più di 10mila. La Val d’Aosta ha messo in quarantena un medico di ritorno dalla Sierra Leone. Quarantena che negli States non vuole rispettare Kaci Hickox, l’infermiera sbarcata dal «fronte Ebola» e fermata all’aeroporto di Newark. Gli è stato ordinato di restare a casa per 21 giorni, ma lei non ci sta e ha iniziato una battaglia legale con lo Stato del Maine, dove risiede, per poter essere libera di uscire.

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