Sarebbe ipoteticamente possibile recuperare un ex jihadista? Secondo la Danimarca, sì. Il paese perfetto in cui vivere, almeno secondo un’indagine indipendente del 2013, possiede anche un triste primato: essere la terra da cui partono centinaia di militanti islamisti. Il paese ha avviato un programma di riabilitazione per ex combattenti militanti estremisti andati in Siria per combattere l’Occidente, ritornati sconfitti. Il progetto prevede la possibilità di un re-inserimento sociale, senza che si passi dalla galera, purché si accettino i termini dell’impegno preso con lo Stato danese. L’idea è partita da quando la Danimarca ha preso atto di una realtà incontrovertibile: il più alto numero di “foreign fighters”, di combattenti occidentali che lasciano il loro paese per la jihad è danese. Omar, ad esempio, ha lasciato la sua casa nel 2013. I suoi genitori erano convinti che fosse andato in Siria, per dare una mano in un campo profughi. Ma il silenzioso ragazzino danese era sì andato in Siria, ma per tutt’altri motivi: si era unito alle truppe combattenti che si opponevano al regime di Bashar Al-Assad. Ma la realtà ha bussato presto alla porta. Omar, che ovviamente è un nome di fantasia, si è accorto che quando si è affiliato ai ranghi dei miliziani la realtà era ben diversa da come se l’aspettava. «Il posto dove stavo era… terribile; inoltre, c’erano delle rivalità tra i vari gruppi e la violenza era all’ordine del giorno». Ha detto Omar alla CNN. «Ero andato lì per combattere Al Assad e non per combattere tra musulmani». Ha concluso. Omar ha deciso di troncare. Tagliati coraggiosamente i contatti con i reclutatori, è tornato a casa. Nel 2013, un panel internazionale di esperti, sponsorizzati dalle Nazioni Unite, ha nominato la Danimarca il paese più felice dove vivere nel mondo. L’analisi è stata condotta tenendo presente numerose variabili: l’aspettativa di vita, il welfare, e la libertà di scelta. Ma non è solo questo il dato che più colpisce. Nonostante le condizioni sociali eccezionali, questo paese è quello da cui è partito il numero più alto di jihadisti. Questo per porre la pietra tombale sull’idiozia sociologica che collega la jihad e la decisione di ribellione alle condizioni sociali, che si presumevano povere e disagiate. Sono almeno 100 i danesi che, per certo, hanno lasciato il paese per andare in Siria e in Iraq. Un’indagine che la CNN ha svolto lo scorso mese, ha dimostrato che su 25 paesi, solamente tre hanno un numero maggiore di ribelli partiti per il fronte. La Danimarca ha affrontato il problema su come trattare queste persone che sono tornate. Aarhus, la seconda città per popolazione del paese, ha proposto il programma di “riabilitazione terroristi” senza passare dalla prigione. Funziona così. Qualsiasi militante ritornato avrebbe diritto a un lavoro, una casa, un’educazione e un sostegno psicologico. Tutti coloro che rientrano si dovranno sottoporre a un attento screening delle forze dell’ordine, e chiunque sarà riconosciuto colpevole di qualunque crimine sarà processato ed eventualmente incarcerato. Aarhus sembra essere particolarmente colpita dal problema dei foreign fighter. Sono più di trenta i ragazzini partiti proprio da qui per andare in Siria. Sedici di loro sono già tornati. Prima di partire per la guerra santa Omar stava studiando per ottenere la laurea in ingegneria. Omar ha specificato di non aver mai provato nervosismo all’idea di tornare a casa. Al contrario di altri paesi, in Danimarca l’essersi arruolati nelle fila dei jihadisti non è considerato un crimine. «Non è considerato criminale – ha spiegato Omar – a meno che tu non faccia parte di un gruppo che la Danimarca considera terrorista». «Non è stato difficile per me tornare indietro – ha concluso in maniera surreale – e riprendere la mia vita, esattamente come il giorno prima della mia partenza». Omar sa dell’esistenza di questo programma, ma non ne vuole far parte perché pensa di non aver bisogno di assistenza per reintegrarsi, ma alcuni suoi amici che hanno partecipato e ne sono rimasti soddisfatti. Per la polizia il programma non è altro che un progetto di prevenzione del crimine, con una specializzazione sul problema della jihad. «Noi non possiamo fermare i ragazzi che vogliono partire per la Siria». Ha spiegato il Commissario di polizia di Aarhus, Jorgen Ilum. «Non è illegale – ha spiegato – per la legislazione danese optare per questa scelta. La sola cosa che dobbiamo fare è persuaderli a non farlo».
Danimarca, terra di jihadisti pentiti
Sono almeno 100 i danesi che hanno lasciato il paese per unirsi all'Is. Un’indagine ha dimostrato che su 25 paesi, solamente tre hanno un numero maggiore di ribelli partiti per il fronte.
