Esteri

Commissione Ue, Strasburgo dà il via libera a Juncker

Fiducia con 423 sì. Domani vertice dei leader Ue a Bruxelles. Juncker prepara il piano da 300 miliardi. Renzi: "Si volta pagina". Ma la Commissione vuole chiarimenti sulla manovra

Strasburgo dà il via libera a Juncker. Finisce, dopo due mandati consecutivi, l'era Barroso in Europa, cominciata nel 2004. Riunito in sessione plenaria, il Parlamento europeo ha votato la nuova Commissione Ue, con 423 voti a favore, 209 contrari e 67 astenuti. Si sono espressi per il sì i popolari (Ppe), i socialisti (S&D) e i liberali (Alde). La somma di questi tre gruppi avrebbe dovuto garantire a Juncker 479 voti, e invece il lussemburghese ha perso all'ultimo minuto 56 consensi all'interno dell'alleanza Ppe-S&D-Alde. In Aula erano 52 gli assenti al momento del voto: hanno votato 699 deputati sui 751 totali. «Non chiedo ai miei commissari obbedienza cieca e alla mia età non inizio la carriera di dittatore. Li voglio liberi di avanzare le loro proposte e di proporre le loro idee», ha detto Jean-Claude Juncker presentando all'assemblea la squadra dei commissari e il programma del nuovo esecutivo di Bruxelles «Ma - ha continuato Juncker- i direttori generali devono obbedire ai commissari e non viceversa. Per questo ho voluto dei pesi massimi. Questa, come avevo promesso, sarà una Commissione politica». In merito alla squadra di governo, Juncker si è scusato per l'esiguo numero di donne: «Nove su 28 commissari restano un numero ridicolo», ha detto, spiegando poi di aver «fatto un grande sforzo per avere un numero di donne quante quella della scorsa Commissione», ma «su questo tema bisogna sensibilizzare i governi». Tra le donne, c'è l'italiana Federica Mogherini, nuovo Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune, che, commentando il voto di fiducia al nuovo esecutivo Ue, ha detto che la priorità della nuova Commissione deve essere quella di «lavorare insieme» per affrontar le numerose sfide internazionali che l'Europa ha davanti. Sono in tutto 27 i commissari, più il presidente, divisi tra le diverse nazionalità che compongono l'insieme degli Stati membri. Ci sono sette vice presidenti. 14 esponenti della Commissione - la maggioranza - sono del Partito popolare europeo (Ppe), che è la forza arrivata prima nelle elezioni di maggio, otto sono del Partito socialista europeo (Pse), cinque sono i liberali (Alde) e c'è un conservatore. L'esecutivo potrà insediarsi puntualmente alla scadenza di quello uscente presieduto da Josè Manuel Barroso, all'inizio di novembre. Sarà il Consiglio europeo a dover confermare il voto dell'Aula nominando formalmente la nuova Commissione. E il Consiglio si riunisce proprio domani. «È l'ultimo Consiglio guidato dal presidente Van Rompuy, e con la guida del presidente Barroso alla Commissione. È l'ultimo di una lunga stagione di istituzioni continentali e credo si tratti di un passaggio davvero rilevante», ha detto Matteo Renzi intervenendo oggi nell'aula del Senato proprio per fornire le sue comunicazioni sull'incontro con i leader europei di domani e venerdì. Renzi ha augurato «buon lavoro alla nuova Commissione, perché ha un compito importante - ha detto - in un momento di particolare difficoltà', ma anche di grande opportunità». L'opportunità su cui da mesi insiste il premier italiano è quella di un “cambio di verso” dell'Europa verso nuove politiche per la crescita. Una linea che trova un primo segnale concreto nel piano di investimenti da 300 miliardi per il triennio 2015-2017 che – lo ha assicurato oggi Juncker – arriverà prima di Natale. «Ora è il momento di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro: per rilanciare la ripresa economica, creare nuovi e migliori posti di lavoro, affrontare la situazione dei giovani d'Europa, proteggere i più vulnerabili nella nostra società», ha detto non a caso il neo presidente della Commissione dopo il voto di fiducia. Si va insomma verso un maggiore orientamento alla crescita e all'occupazione, testimoniato dal piano di investimenti infrastrutturali. Ma le regole sui conti pubblici vanno rispettate. Nella bozza di conclusioni del summit che si terrà a Bruxelles domani e dopodomani si legge che i leader dei 28 Stati dell'Unione sottolineeranno il loro sostegno al piano per mobilitare i 300 miliardi, che dovrà essere portato avanti «senza ritardi» e sarà oggetto di discussione al prossimo summit dei leader Ue di dicembre, quello conclusivo della presidenza italiana. Eppure la Commissione uscente porta avanti proprio in queste ore le consultazioni tecniche con alcuni Stati membri, tra cui proprio l'Italia, sulle manovre presentate. Simon O'Connor, portavoce del commissario Ue agli affari economici, Jyrki Katainen (falco finlandese, uno dei prossimi sette vicepresidenti dell'esecutivo Juncker – scelta a suo modo significativa) non conferma che alcune lettere saranno inviate oggi agli Stati considerati in possibile violazione delle regole di bilancio. Ma l'Italia è osservata speciale. Renzi ha avuto ieri un colloquio con il Capo dello Stato sui contenuti della legge di Stabilità, in mancanza ancora della "bollinatura" da parte della Ragioneria dello Stato sulle coperture, arrivata solo oggi. Ora il premier attende l'esito dell'esame da parte della Commissione, che, secondo la procedura, deve fornire un'opinione sulla manovra entro due settimane dalla presentazione delle leggi di bilancio da parte dei Paesi Ue, quindi entro il 29 ottobre. Ma già entro questa settimana deve aver consultato i Paesi dai quali sono necessari chiarimenti.

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