Esteri

Paolo VI «grande timoniere del Concilio»

Papa Francesco ha proclamato beato il suo predecessore e ha chiuso il Sinodo sulla famiglia: «Continueremo a seminare»

Il «grande timoniere del Concilio». Papa Francesco ha usato queste parole per definire il suo predecessore Paolo VI, che ieri ha proclamato beato, in una piazza San Pietro gremita da circa 70.000 fedeli. Un evento che è sempre una grande festa per la Chiesa universale ma che il Pontefice ha voluto unire in maniera indissolubile al Sinodo straordinario sulla famiglia. Perché Montini fu l’ideatore di questa assemblea di vescovi e perché la sua ultima enciclica, la «Humanae Vitae», rappresenta ancora oggi una pietra miliare per le famiglie cristiane, come ha ribadito la parte conclusiva della relazione sinodale. «Mi ritornano in mente - ha detto Francesco all’omelia - le sue parole: "scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi ... alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate condizioni della società". Nei confronti di questo grande Papa, di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apostolo, davanti a Dio oggi non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed importante: grazie! Grazie per la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa!». Il Pontefice ha poi citato uno scritto del nuovo beato: «all’indomani della chiusura dell’Assise conciliare, scrisse: "Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva". In questa umiltà risplende la grandezza del Beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante - e talvolta in solitudine - il timone della barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore». Alla cerimonia ha assistito anche il Papa emerito Benedetto XVI, salutato con calore da Francesco che ha fatto anche riferimento al Sinodo: «Il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita - con i piedi ben piantati sulla terra - e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide nuove. Lo abbiamo visto in questi giorni durante il Sinodo straordinario dei Vescovi». Il Papa ha fatto una «fotografia» dei lavori: «È stata una grande esperienza nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità e abbiamo sentito la forza dello Spirito Santo che guida e rinnova sempre la Chiesa chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza». Una discussione fatta «con vera libertà e umile creatività» proiettata verso il prossimo appuntamento: «Abbiamo seminato e continueremo a seminare con pazienza e perseveranza, nella certezza che è il Signore a far crescere quanto abbiamo seminato». E non c’è dubbio che nei prossimi mesi il dibattito, in seno alle conferenze episcopali, tra i laici, in curia, continuerà serrato. Inutile rincorrere retroscena: la spaccatura tra chi vuole un’apertura più o meno incondizionata su gay e sui sacramenti ai divorziati e chi invece è disposto ad accogliere tutti ma senza intaccare la dottrina esiste ed è sotto gli occhi del mondo. Bisogna capire dove porteranno le mediazioni tra i due fronti e cosa, alla fine, deciderà Papa Francesco che sabato ai vescovi ha ricordato come «personalmente mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state (...) queste animate discussioni; questo movimento degli spiriti, come lo chiamava Sant'Ignazio, se tutti fossero stati d'accordo o taciturni in una falsa e quietista pace».

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