Esteri

Giappone, Abe perde due ministre

Il governo giapponese perde la titolare della Giustizia e quella per gli Affari e l'Industria. Entrambe coinvolte in scandali elettorali

A livello internazionale non è una bella figura. Ben due ministri giapponesi, nel giro di poche ore, hanno rassegnato le dimissioni. Il ministro per la Giustizia, Midori Matsushima e il ministro per gli Affari e l’Industria, Yuko Obuchi sono, da ieri, ufficialmente fuori del governo Abe. Infatti, il primo ministro le ha subito congedate, scusandosi con il Paese per aver inserito nel suo governo entrambi gli esponenti politici. Matsushima è accusata dall’opposizione di aver violato alcune leggi elettorali, mentre su Obuchi pendono delle accuse di aver stornato dei fondi dal suo gruppo politico e da altre donazioni. Gli analisti spiegano però che le dimissioni dei due ministri è un ottimo volano per il premier Shinzo Abe, che da tempo aveva dichiarato di voler aumentare il numero di donne ai piani alti del suo governo. Abe si è assunto personalmente la responsabilità della scelta delle due donne ministre dimissionarie, e ha aggiunto che sarebbero state trovate delle degne sostitute entro un giorno. Entrambe sono membri del partito di governo di Abe: LDP, Liberal Democratic Party. Obuchi, 40 anni, è durata appena un mese. Era una delle nuove cinque new entry nel governo Abe del mese scorso, ed era la promessa del suo partito per la prossima campagna elettorale. Ma l’accusa che una parte del suo staff, la settimana scorsa, abbia utilizzato migliaia di dollari destinati alla sua campagna elettorale, per altri scopi le è costata cara. I suoi collaboratori sbagliano ma a pagare è stata lei e la sua carriera. Alla Obuchi non sono ascritti personalmente comportamenti illegali ma, cosa quasi impensabile in Italia, questa è stato sufficiente perché, in una conferenza stampa lei dichiarasse la sua intenzione di dimettersi perché «non possiamo permettere che la politica economia e l’energia politica del paese ristagnino per colpa mia». «Capisco perfettamente la situazione». Ha aggiunto. Si è inoltre scusata col popolo giapponese per non essere stata in grado di raggiungere gli obiettivi che il governo Abe si era dato: un riassestamento economico, e il raggiungimento di «una società dove le donne risplendano per il loro contributo». Neanche un paio d’ore e Abe ha annunciato che pure Matsushima, 58 anni, ha rassegnato le sue dimissioni. Avrebbe distribuito ventagli di carta con dipinta la sua immagine e programma politico al festival del suo collegio elettorale, secondo NHK, la televisione giapponese. Il Partito Democratico, l’opposizione, ha ufficialmente denunciato il ministro, domandandone le dimissioni e spiegando che si trattava di una palese violazione delle regole elettorali e dell’uso di fondi politici. Non sono soltanto questi i problemi di Abe con le donne del suo governo. Eriko Yamatani, che presiede il ministero che si occupa dei casi di rapimento di giapponesi da parte della Nord Corea, è apparsa in alcune foto con dei membri di un gruppo iper-nazionalista accusato di odio contro la comunità etnica coreano nipponica. Ma Abe aveva già mostrato delle difficoltà nella selezione del personale politico: il suo primo mandato, 2006-07, terminò proprio a causa di una lunga serie di scandali politici che portarono a delle dimissioni per problemi di salute di Abe stesso.

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