Esteri

Paura Ebola a Roma per il summit della Fao

Delegati anche dai Paesi dell’epidemia. Controlli negli aeroporti per i passeggeri dall’Africa LEGGI ANCHE     Lezioni ma niente stanze isolate Gli infermieri «al fronte» tremano

Roma ha paura di Ebola. Dopo il funzionario Fao ricoverato all’istituto per malattie infettive Spallanzani, la Capitale teme per l’arrivo di 150 elegazioni straniere per la Conferenza internazionale sulla nutrizione. Dal 19 al 21 novembre prossimo sbarcheranno nella sede all’Aventino dell’Agenzia delle Nazioni Unite più di duemila esperti di cibo e agricoltura, compresi quelli provenienti dai paesi dove è in corso l’epidemia: Liberia, Sierra Leone, Guinea, Senegal, Nigeria e Congo. La Fao sta seguendo le misure precauzionali di controllo raccomandate dalle autorità italiane e «rimane in costante contatto con le autorità per monitorare la situazione». Sta inoltre applicando le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e cioè intervista prima della partenza per capire lo stato di salute e misurare la temperatura due volte al giorno per 21 giorni per chi arriva dall’Africa occidentale. Un po’ poco per rassicurare albergatori, ristoratori e romani che ospiteranno e lavoreranno con i delegati ad un vertice che per la prima volta nella storia vedrà la partecipazione di un Pontefice. Papa Francesco parteciperà insieme al segretario dell’Onu Ban Ki-Moon, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e a numerosi capi di Stato esteri. Per garantire maggiore sicurezza alle frontiere i Ministri della Salute dell’Ue, ieri riuniti a Bruxelles, stanno studiando come rafforzare i controlli negli aeroporti africani inviando personale europeo in supporto. Per gli scali del Vecchio Continente vanno rafforzate le verifiche sui voli «secondari» anche per i passeggeri che non hanno sintomi di Ebola. «Al momento abbiamo solo i protocolli dell’Oms che si basano sull’autocertificazione», sottolinea il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. I casi di Ebola in Europa «sono sporadici, ma ci saranno ancora perché aumentano gli operatori stranieri in Africa». L’Enac ha chiesto alle compagnie aeree e ai gestori degli scali lo «scrupoloso rispetto delle indicazioni del ministero della Salute». Perché negli Stati Uniti (dove ora i contagiati sono tre, 80 le persone in quarantena e tre le scuole chiuse) il virus è arrivato con l’aereo. A Madrid un jet dell’Air France con 183 turisti a bordo è stato bloccato per un caso sospetto di Ebola. In Francia è stata ricoverata all’ospedale Begin di Saint-Mandé un’infermiera con forti possibilità di essere rimasta contagiata dall’operatrice umanitaria che si era ammalata a settembre in Liberia. In Danimarca un volontario di Medici senza frontiere è è sotto osservazione. Il presidente americano Barack Obama vuole uno Swat team per coadiuvare i sistemi sanitari dopo gli errori compiuti in Texas.

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