Esteri

Gli Usa intensificano i raid su Kobani

I guerriglieri curdi stanno riprendendo il controllo di alcuni edifici strategici della città in mano all'Isis

Gli americani ci tengono a dire che non si tratta di un cambio di strategia, ma poco ci manca. Con l’operazione “Operation Inherent Resolve”, le forze USA hanno incrementato gli attacchi aerei su Kobani, la città diventata simbolo della resistenza contro l’avanzata nera dei tagliagole dell’ISIS. L’aumento del numero di attacchi contro l’ISIS in Siria, a detta degli americani, riflette semplicemente un incremento del numero delle opportunità di colpire i target già scelti. Come ha spiegato ieri il portavoce del Pentagono John Kirby. Secondo le fonti sul posto, gli attacchi aerei stanno aiutando i kurdi a terra nel resistere all’avanzata delle truppe dell’esercito del Califfato. «Non ci sono stati cambiamenti di rotta, salvo che io non sia stato avvisato, per ora i progetti restano gli stessi, sia su Kobani sia su qualsiasi altra città», ha dichiarato Kirby. Nelle scorse settimane, le forze militari e il governo americano si erano spesi in mille modi per cercare di convincere l’opinione pubblica che non si poteva lasciare Kobani in mani ai guerriglieri dell’ISIS. «Noi non abbiamo detto che Kobani non fosse un problema – ha continuato Kirby – quello che ci interessa colpire sono i guerriglieri che per ora sono lì». Secondo Kirby la quantità di attacchi dipende dalla “ricchezza” dei target da colpire. Ultimamente, sempre secondo lui, il numero di guerriglieri ISIS intorno alla cittadina ai confini con la Siria è aumentato e lo sono anche gli attacchi dal cielo. Tra mercoledì e giovedì sono state 14 le operazioni aeree su e vicino Kobani, secondo il Comando Centrale americano. Secondo i primi rapporti sono stati abbattuti 19 palazzi completamente controllati dai guerriglieri e altri 20 targets, che includono posti di comandi, posizioni di cecchini e zone di riposo. Si sarebbe arrivati a 122 attacchi aerei finora, secondo una fonte locale. La battaglia di Kobani è diventata anche un macabro spettacolo televisivo. Come dimostrano le antenne televisive turche puntate sulla città. Una guerra combattuta strada per strada, angolo per angolo. Gli attacchi sui cecchini sono di natura tattica, minima e concentrata, che non è inserita in un contesto di più ampio respiro come le operazioni in Siria. «Non si tratta di un tiro al bersaglio». Ha detto Kirby. «L’obiettivo è arrivare a far sì che ce la facciano da soli e di distruggere la strategia ISIS il prima possibile». Secondo un guerrigliero curdo, che ha parlato con la CNN, le truppe del Califfo sono state respinte da buona parte della città, ma sono ancora in grado di controllare edifici strategici come gli ospedali e l’Asayish building al centro di Kobani, che è stato il quartier generale del “Kurdish People's Protection Units”. Per ora i curdi controllano la zona meridionale della città, riuscendo anche a entrare nella zona industriale di Kobani e togliendo dalle mani dei guerriglieri altri palazzi strategici. Gli attacchi aerei sono stati fondamentali per aiutare i kurdi nelle loro operazioni che si sono trasformate da difensive in offensive. «Si tratta di una battaglia di fanteria e i criteri di riconoscenza tradizionale non funzionano». Ha detto Anthony Cordesman del Center for Strategic and International Studies. «È difficile ottenere informazioni dettagliate – ha aggiunto – permettendo così di capire se i risultati ottenuti dai bombardamenti siano decisivi». Anche il tempo favorevole ha giocato un ruolo decisivo: infatti, il cielo limpido ha permesso agli aerei di individuare i target con maggiore facilità, cosa che non è successa in Iraq a causa del brutto tempo.

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