Esteri

Mano tesa della Chiesa ai divorziati

Sinodo, il Papa invita i partecipanti a parlare chiaro e ascoltare con umiltà. Il cardinale Erdo: nessuno va escluso ma la famiglia non è finita fuori corso

«La sfida da accogliere da parte del Sinodo è di riuscire a proporre nuovamente al mondo di oggi, per certi versi così simile a quello dei primi tempi della Chiesa, il fascino del messaggio cristiano riguardo il matrimonio e la famiglia, sottolineando la gioia che danno, ma allo stesso tempo di dare delle risposte vere ed impregnate di carità ai tanti problemi che specialmente oggi toccano l’esistenza della famiglia». Le conclusioni della relazione introduttiva dell’arcivescovo di Budapest, cardinale Erdo, sono la sintesi del cammino che hanno iniziato a fare i padri sinodali chiamati a riflettere sulle sfide pastorali sulla famiglia. Un confronto per il quale il Papa ha chiesto esplicitamente di «parlare chiaro. Nessuno dica "questo non si può dire, penserà di me così e così...". Vi domando per favore di parlare con parresia e ascoltare con umiltà». Il porporato ungherese ha fatto un’analisi lucida della situazione della famiglia e della crisi che attraversa (sono in calo anche i matrimoni civili), alla luce delle risposte al questionario inviato alle Conferenze episcopali e dei contributi scritti già consegnati da alcuni partecipanti al Sinodo straordinario. Dalla sua relazione emergono alcuni punti fermi, a cominciare dal fatto che «la famiglia incontra certamente oggi molte difficoltà; ma non è un modello fuori corso, si rileva anzi diffusamente fra i giovani un nuovo desiderio di famiglia». E se da una parte Erdo ha ribadito che non è in discussione l’indissolubilità del matrimonio, dall’altra ha detto chiaramente che «i divorziati risposati civilmente appartengono alla Chiesa. Hanno bisogno e hanno il diritto di essere accompagnati dai loro pastori». Così come bisogna cogliere «anche in situazioni, a prima vista lontane da criteri rispondenti al Vangelo (le convivenze, ndr), un’opportunità per farsi accanto alle persone al fine di farle arrivare ad una consapevole, vera e giusta decisione circa il loro rapporto». Quanto agli omosessuali, confermando la linea del catechismo e l’orientamento della stragrande maggioranza delle risposte al questionario, il cardinale ha sottolineato che «non devono essere discriminati» ma «non è attesa una equiparazione di questi rapporti con il matrimonio tra uomo e donna». In definitiva, quello che serve alla Chiesa sono «direttrici chiare per poter aiutare quanti vivono in situazioni difficili», evitando la «pastorale del fai da te». Dovrà essere il Sinodo a dare risposte a situazioni concrete e spesso causa di profonda sofferenza, di lacerazioni non solo tra coniugi ma anche tra genitori e figli. «Il Sinodo è la realtà di una Chiesa in ascolto, che si fonda sulla dignità di ogni battezzato intorno al ministero dei vescovi e del successore di Pietro» ha spiegato il segretario speciale del Sinodo, mons. Bruno Forte in conferenza stampa. Un ascolto che continuerà «nella fase di intersessione (il prossimo anno si riunirà il Sinodo ordinario, ndr) coinvolgendo la base della Chiesa e perché no, anche i non credenti. Penso che sarà la fase più feconda». Un Sinodo chiamato ad affrontare questioni pastorali ma nel quale sarà impossibile non toccare quelle dottrinali: «Lo spirito - ha proseguito l’arcivescovo di Chieti - è quello con cui San Giovanni XXIII si riferì al Concilio: anime da salvare. Se dobbiamo fare il Sinodo solo per ripetere ciò che si è sempre detto, sarebbe inutile. Dobbiamo farlo anche con un approccio di tenerezza: parlare in astratto ad esempio di divorziati risposati può essere facile, ma a volte ci sono bagagli di sofferenze. Se incontri queste persone, capisci le loro sofferenze e quindi capisci che nella dottrina occorrono tenerezza e misericordia».

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