Cinque decapitazioni di ostaggi occidentali in meno di un mese e mezzo da parte dell’Isis, e in Italia cresce la preoccupazione per i connazionali ancora nelle mani degli jihadisti. Dopo l’ultima barbara uccisione del cooperante 47enne di cittadinanza britannica Alan Henning, rapito in Siria nove mesi fa, ora si teme per la sorte degli italiani. Sono sei, al momento, gli ostaggi rapiti tra Siria, Iraq e Pakistan. A preoccupare, in queste ore, è la ricorrenza della "Festa del sacrificio", che potrebbe giustificare un’escalation di esecuzioni da parte degli estremisti. Durante questa ricorrenza, infatti, la dottrina islamica prevede l’uccisione, tramite sgozzamento, di un animale, in particolare il montone. Lo sgozzamento, però, è simbolo di purificazione e lo stesso concetto è applicato allo sgozzamento di ostaggi occidentali considerati impuri. Una pratica tribale che però resiste all’interno dei fondamentalisti islamici dell’Isis. Se per Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti prese il 6 agosto scorso in Siria, le trattative con chi le detiene sarebbero a buon punto, è giallo invece sulla scomparsa di padre Paolo Dall’Oglio, il missionario rapito in Siria il 29 luglio 2013. Le due giovani, infatti, vendute più volte durante la loro prigionia, sarebbero finite nelle mani di un gruppo di criminali comuni che avrebbero chiesto un riscatto di un milione di euro. Greta e Vanessa, secondo fonti intelligence, si troverebbero nella zona di Raqqa, un territorio interamente controllato dai miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi, in pieno Stato islamico, ma si cerca un varco sicuro per farle transitare fuori dal confine siriano. Il territorio, infatti, è particolarmente pericoloso a causa dei bombardamenti in corso da parte delle forze alleate, ma anche per i continui focolai di tensione tra l’Isis e i combattenti curdi. Una situazione complicata, dunque, dove è facile cadere in imboscate o conflitti a fuoco. A gestire le operazioni per il rilascio dei due ostaggi italiani, i servizi segreti turchi, che hanno il compito di trasportarle fuori dalla Siria, dopo il pagamento del riscatto. La frontiera con la Turchia, però, al momento rappresenta un posto difficile da raggiungere, soprattutto con due ostaggi occidentali. Versioni contraddittorie, invece, arrivano sulla sorte di padre Dall’Oglio. Già nei mesi e nelle settimane scorse era circolata la notizia, diramata dal sito France-Catholique, e prima ancora da quello siriano Tahrir Syria, secondo cui il missionario sarebbe stato ucciso dopo qualche ora dal suo rapimento avvenuto a Raqqa. Secondo questa versione Dall’Oglio, dopo aver partecipato ad una manifestazione contro il regime, è stato catturato e ucciso dopo qualche ora. Altre fonti, invece, sostengono che il missionario è ancora vivo e nelle mani dei miliziani del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. E proprio il prete potrebbe essere il protagonista di uno dei prossimi video dell’Isis, in cui sarebbe costretto a rivolgersi ai governi occidentali contro i bombardamenti e a favore dello Stato islamico. Ma nelle mani dei fondamentalisti islamici, però, ci sono ancora altri ostaggi italiani di cui non si hanno più notizie da tempo. A luglio scorso, in Libia è stato rapito Marco Vallisa e a marzo Gianluca Salviati, mentre dal 2012 non si hanno notizie di Giovanni Lo Porto, che si trovava in Pakistan. Anche in questi casi il rilascio degli ostaggi potrebbe essere a rischio per la situazione politica instabile di paesi, come ad esempio la Libia, in cui non esistono governi stabili e scevri da fondamentalismi.
Cresce la paura per i sei ostaggi italiani
Dopo la decapitazione di Henning si teme per la sorte dei nostri sequestrati. Le due cooperanti fermate ad un passo dal rilascio. Su Dall'Oglio è mistero
