Esteri

La Turchia pronta a fare la guerra all'Isis. Ma serve il casus belli

Il governo di Ankara potrebbe utilizzare la violazione della toma di Suleyman Shah come pretesto per attaccare i miliziati islamisti

La Turchia potrebbe decidere di entrare ufficialmente in guerra contro l’ISIS. Per farlo però le serve un casus belli e a forniglierlo potrebbe proprio essere la “storia”. I turchi, infatti, temono di vedere distrutto dagli islamisti fanatici un reperto archeologico di inestimabile valore: la tomba di Suleyman Shah. Il Parlamento turco voterà oggi se autorizzare o no l’uso della forza militare contro l’ISIS in Siria e in Iraq. Fino a ora la Turchia si è limitata a supportare il progetto americano e la coalizione a guida Usa contro i terroristi soltanto con un aiuto logistico, per di più selettivo. Ma qualcosa è cambiato. In primo luogo i confini stessi della Turchia sono minacciati da centinaia di migliaia di combattenti che si stanno ammassando alle porte dello Stato, inoltre, la tomba di Suleyman Shah, il nonno del fondatore dell’impero Ottomano, è stata circondata. Questo sembra consigliare un intervento “preventivo” al governo turco. In Parlamento si discute se accettare la realtà di un aumento del rischio per la sicurezza interna del paese e usare la tomba di Shah solamente come pretesto. Questo secondo Anadolu, un’agenzia stampa semi ufficiale turca. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ieri ha smentito i report che davano la tomba di Suleyman ormai assediata. «In quel caso – ha dichiarato – la risposta turca sarebbe chiara e ferma». Ci sono però vari resoconti che smentiscono la versione presidenziale, riguardo quanto accaduto sul sito archeologico. Secondo una fonte le truppe ISIS sarebbero già arrivate e avrebbero presto in ostaggio le guardie, ed è chiaro a tutti che le truppe islamiste radicali hanno circondato il sito ormai da mesi. La tomba – un mausoleo di marmo bianco – è considerato una enclave turca in Siria. Fu inserita nel trattato di Ankara del ’21, che pose fine alla guerra franco-turca, una postilla che lasciava al paese di Mustafa Kemal Atatürk la possibilità di presidiare il sito e di far battere bandiere turca. Si ritiene che nella tomba siano sepolti i resti di Suleyman Shah, il nonno di Osman I, il fondatore dell’Impero Ottomano. Da quando l’ISIS ha cominciato a mettersi in marcia verso il sito, occupando centinaia di villaggi, la Turchia ha spiegato decine di forze speciali al confine, pronte all’uso. Per mesi all’ISIS è stato permesso di avvicinarsi sempre di più. Occupando porzioni sempre maggiori di Siria e Iraq per creare il Califfato. I combattimenti si sono intensificati negli ultimi giorni, mentre le truppe terroriste stavano quasi occupando la città di Kobani, conosciuta dai turchi come Ayn al-Arab, una località a poche miglia dalla tomba. Se i terroristi dovessero riuscire nella loro impresa di prendere Kobani, allora avrebbero sotto il loro controllo una striscia di terra che andrebbe da Raqqa sulle rive dell’Eufrate ai confini della Turchia, quasi più di 100 km. Intanto, gli attacchi aerei continuano a colpire target ISIS in Siria e in Iraq. L’obitorio di Mosul ha ospitato martedì e mercoledì 45 cadaveri di terroristi dell’ISIS, secondo un ufficiale del luogo. Molti di loro sarebbero caduti nei combattimenti avvenuto nelle zone occidentali della città intorno alle 7 di pomeriggio, ora locali, di mercoledì.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.