Oltre Obama, anche i suoi alleati arabi hanno cominciato a bombardare l’ISIS. La coalizione sarebbe riuscita a colpire alcuni siti controllati dai terroristi la scorsa notte, nel Sud-est della Siria, uccidendo almeno 14 militanti. Tra gli obiettivi colpiti, oltre i campi di addestramento, sono state annientate anche delle raffinerie. Così riporta il gruppo Syrian Observatory for Human Rights. L’esercito americano non ha voluto precisare la quantità di danni inflitta al nemico durante la serie di attacchi aerei. La strategia degli Usa e degli alleati arabi è quella di strangolare l’ISIS andando a colpire le sue fonti di sostentamento. Nelle ultime ondate di attacchi dal cielo in Siria, gli aerei da combattimento hanno sganciato bombe sulle raffinerie rudimentali, utilizzate dai terroristi come mezzi di finanziamento. È difficile tratteggiare l’ammontare economico del danno per i terroristi. L’ISIS riesce a guadagnare due milioni al giorno dalle raffinerie mobili di petrolio. Così perlomeno sostiene il portavoce del Pentagono, l’ammiraglio John Kirby. Sempre Kirby promette che gli attacchi continueranno. Sebbene gli esperti militari continuino a sostenere che i raid aerei non siano più sufficienti. «Anche se fermassimo tutte le raffinerie, comunque avrebbero nella loro disponibilità almeno un miliardo di dollari in banca». Ha detto il colonnello in pensione, Peter Mansoor. «Hanno sequestrato circa tre miliardi di dollari dalla banca centrale di Mosul in Iraq», ha spiegato Mansoor. «Ma non c'è solo questo – ha aggiunto il colonnello – l’ISIS è riuscito a raccogliere milioni di dollari dai riscatti degli europei, e li ha scambiati per il petrolio». E altre sfide appaiono all’orizzonte. Sempre Mansoor sostiene che l’ISIS ha disperso, volontariamente, molte delle sue armi “comando e controllo” insieme ai capi, che sono mischiate ai civili europei. Intanto, gli ufficiali confermano 198 attacchi contro lo Stato del terrore in Iraq e 33 attacchi in Siria. Kirby ha spiegato che nell’ultimo attacco di lunedì, nel quale sono state abbattute le raffinerie petrolifere siriane, i bombardieri dell’Arabia Saudita e degli Emirati hanno volato fianco a fianco all’aviazione americana, centrando 12 obiettivi. Mentre l’esercito sta ancora valutando i risultati, Kirby dice: «Siamo certi di aver colpito quello che volevamo, e abbiamo ottenuto il danno preventivato». Il ministro degli Esteri olandese ha annunciato mercoledì che l’apporto del suo paese sarà composto di sei F-16 e di 250 uomini per organizzare e portare avanti gli attacchi aerei e allenare le forze curdo-irachene. Il ministro degli Esteri belga, Didier Reynders, ha confermato che il Parlamento del paese valuterà l’opzione che sei dei suoi aerei da combattimento prendano parte alle operazioni. Allo stesso modo, il primo ministro inglese, David Cameron, ha dichiarato che venerdì riunirà la Camera per far approvare «la partecipazione della Gran Bretagna alle operazioni aeree in Iraq».
I raid Usa contro le raffinerie dell'Isis
La strategia americana e degli alleati arabi è quella di strangolare lo Stato islamico andando a colpire le sue fonti di sostentamento