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Codice rosso per Ebola: a gennaio un milione e mezzo di malati

L’epidemia di Ebola è sottostimata. Non saranno ventimila i malati entro la fine dell’anno

L’epidemia di Ebola è sottostimata. Non saranno ventimila i malati entro la fine dell’anno, ma un milione e quattrocentomila a gennaio. A ricalcolare la progressione dell’epidemia è stato il Cdc di Atlanta, il Centro statunitense per il controllo delle malattie infettive. Con il documento «Estimating the future number of cases in the Ebola epidemic» ridisegna l’espansione della febbre emorragica in Liberia e Sierra Leone adottando un modello matematico che fa schizzare da 550mila a 1,4 milioni i possibili contagiati tra quattro mesi. Mentre 21mila saranno gli ammalati entro il 30 settembre. «Se le condizioni continueranno senza un’escalation negli interventi - recita il rapporto - i casi raddoppieranno ogni 20 giorni e il numero dei contagiati in Africa occidentale raggiungerà rapidamente livelli straordinari». L’epidemia, secondo i medici del Cdc, «può ancora essere controllata». «Ora sono 2.811 i morti provocati da Ebola e 5.864 i contagiati», rende noto l’Organizzazione mondiale della Sanità. Papa Francesco, all’udienza del mercoledì, ha chiesto ai trentamila fedeli presenti di pregare per le vittime del virus e di non far venire meno «l’aiuto della comunità internazionale ai Paesi colpiti». Dalla Guinea, dove è riapparsa il 26 dicembre scorso, la malattia si è diffusa nelle vicine Sierra Leone, Liberia, Senegal e Nigeria. Un ceppo differente di Ebola ha invece ucciso 70 persone in Congo. La paura del contagio ha spinto ieri gli abitanti di Forecariah, in Guinea, ad attaccare una squadra della Croce Rossa che stava raccogliendo i corpi di persone presumibilmente morte a causa del virus. Sei i feriti. Gli Stati Uniti stanno inviando tremila militari per costruire ospedali da campo dove curare i sanitari infettati. L’Italia intanto si esercita a creare un ponte-aereo per trasportare medici e infermieri africani contagiati da curare negli ospedali Spallanzani di Roma e Sacco di Milano. Il corso è iniziato ieri presso l’aeroporto di Pratica di Mare. Tute hi-tech e mascherine, barelle tecnologiche che sigillano il paziente e garantiscono una catena di sicurezza e biocontenimento per chi deve operare. «Il paziente - spiega Marco Lastilla, medico dell’Aereonatica Militare - passa dall’isolatore per l’evacuazione strategica, una speciale barella che lo mantiene a pressione negativa, ovvero l’aria entra ed esce solo filtrata, ad un altro isolatore nell’ambulanza che lo porterà in ospedale». All’interno di queste barelle hi-tech i pazienti possono rimanere anche 10-12 ore senza essere un rischio per i medici e senza interrompere la catena di sicurezza indispensabile in casi di malattie contagiose. Ottanta i militari e i sanitari che stanno partecipand all’esercitazione in programma fino a stasera.

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