Esteri

E Papa Francesco arrestò l’arcivescovo

Il polacco Wesolowski accusato di pedofilia quando era nunzio a S. Domingo L’appello del Pontefice: bisogna aiutare i migranti a non lasciare le loro terre

L’ex arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, già nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, è stato arrestato per pedofilia in Vaticano su autorizzazione di Papa Francesco e si trova ora ai domiciliari. Il Pontefice conferma la linea della tolleranza zero contro gli scandali sessuali nella Chiesa. «La gravità degli addebiti ha indotto l'Ufficio inquirente - ha spiegato il portavoce della S. Sede padre Lombardi - a disporre un provvedimento restrittivo che, alla luce della situazione sanitaria dell'imputato, consiste negli arresti domiciliari» in Vaticano. Il fermo «è conseguente alla volontà espressa del Papa - ha aggiunto Lombardi - affinché un caso così grave e delicato venga affrontato senza ritardi, con il giusto e necessario rigore, con assunzione piena di responsabilità da parte delle istituzioni che fanno capo alla S. Sede». Wesolowski, 66 anni, avrebbe commesso i suoi crimini tra il 2008 e il 2013 a Santo Domingo. Un diacono, suo ex collaboratore, avrebbe riferito di avergli procurato giovani per rapporti sessuali. L’ex prelato è indagato anche in Polonia. Wesolowski era stato richiamato in Italia un anno fa, dopo che l'arcivescovo di S. Domingo aveva informato il Papa. Il 26 giugno la Congregazione per la dottrina della fede aveva processato l’ex nunzio riducendolo allo stato laicale, massima pena per un sacerdote, sentenza contro la quale Wesolowski si è appellato. Privo dell'immunità diplomatica, era tornato a Roma, in un convento. Ieri è stato convocato negli uffici del tribunale vaticano dove è giunto verso le 15 e dove è stato arrestato dalla Gendarmeria. Intanto ieri è stato presentato il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del prossimo 18 gennaio, sul tema «Chiesa senza frontiere: madre di tutti». «Alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione» ma è necessario anche «intensificare gli sforzi per creare le condizioni atte a garantire una progressiva diminuzione delle ragioni che spingono interi popoli a lasciare la loro terra natale a motivo di guerre e carestie». È uno dei passaggi cruciali del Messaggio, un richiamo forte ad aiutare chi lascia la propria terra per sfuggire alla miseria ma anche a rimuovere le condizioni che hanno innescato flussi migratori come non se ne vedevano dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Lo stesso Pontefice indica la direzione da seguire: «Alla solidarietà verso i migranti ed i rifugiati occorre unire il coraggio e la creatività necessarie a sviluppare a livello mondiale un ordine economico-finanziario più giusto ed equo insieme ad un accresciuto impegno in favore della pace, condizione indispensabile di ogni autentico progresso». Il messaggio è stato presentato dal presidente del Consiglio per i migranti, cardinale Vegliò: «Bisogna respingere l'equazione immigrati-criminali, va combattuta per la sua genericità e per l'ingiustizia che alimenta una mentalità di discriminazione e di paura ingiustificata». Però, ha aggiunto, non bisogna nascondersi che «ci sono fatti in cui i migranti non fanno una gran bella figura. Cose di questi giorni che danno oltremodo fastidio. Io dico e non lo dice il Papa - ha precisato - se sono delinquenti, se sono migranti e non rifugiati, si prendono e si rimandano a casa loro. Se sono delinquenti, sono delinquenti. Questo lo dico io, non lo dice il Papa» ha sottolineato il porporato. Ma ha anche ricordato quanto fa di concreto la Chiesa, «più di ogni altra organizzazione. Quando sento dire: "l'appartamento del Papa si poteva dare ai poveri" o cose di questo genere penso che sia molto demagogico». Un anno fa Francesco, visitando il Centro Astalli per i rifugiati, lanciò la proposta di aprire i conventi dismessi agli immigrati. Quale seguito ha avuto quell’idea? Lo ha spiegato il direttore della Fondazione Migrantes, padre Giancarlo Perego: «Dopo l'appello del Papa nelle parrocchie sono state accolte 4.000 persone, anche in seguito all’appello del Ministero dell’Interno, perché in Italia non c’è un piano organico di accoglienza. Ci risulta poi che diversi istituti religiosi stanno ristrutturando edifici».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.