L’Italia si prepara ad organizzare un ponte aereo per far volar e via dall’Africa medici e infermiere malati di Ebola e curarli all’isituto Spallanzani di Roma. Mentre Malta respinge verso la Sicilia una nave con un marinaio filippino sospettato di essere stato contagiato, la Francia rimpatria una volontaria di Medici senza Frontiere colpita dalla febbre emorragica e il mondo trema. Perché i morti sono ormai 2.622, le persone che hanno contratto il virus 5.335 e l’epidemia non accenna a rallentare. Anzi. A Monrovia, la capitale della Liberia, è stato registrato un aumento esponenziale dei casi. E proprio lì il 16 settembre scorso s’è infettata l’operatrice di Msf, che verrà trasferita in un centro specializzato per essere curata. I test di laboratorio hanno confermato che si tratta di Ebola, nonostante i protocolli di protezione molto rigidi applicati per il proprio staff dalla ong transalpina che in Africa ha al momento duemila operatori. Dalla Guinea è invece salpato il mercantile cinese con a bordo il marinaio sospettato di avere contratto il virus della febbre emorragica. Quando s’è sentito male l’imbarcazione, registrata ad Hong Kong e diretta in Ucraina, stava navigando al largo di La Valletta. Ha quindi chiesto alle autorità maltesi di poter attraccare per trasportare il malato in ospedale. Il primo ministro Joseph Muscat ha rifiutato il permesso. «Per proteggere il mio paese», ha poi spiegato respingendo la nave e i 21 membri dell’equipaggio verso l’Italia. La notizia ha tenuto tutti con il fiato sospeso fino a notte fonda per un possibile sbarco del malato in Sicilia. Sbarco che poi non sarebbe avvenuto. Ma in Italia le vittime di Ebola potrebbero arrivare presto. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha chiesto al nostro Paese di mettere a disposizione l’istituto per le malattie Infettive «Lazzaro Spallanzani» per la cura di medici e infermieri africani contagiati da Ebola. Perché nei 17 ospedali da campo che gli Stati Uniti si preparano a costruire in Africa verranno trattati soltanto i sanitari «stranieri», elemento che ha suscitato non poche polemiche. E così in prima fila nella lotta all’epidemia c’è l’Italia. Da sabato lo Spallanzani ha attivato un laboratorio in Liberia nell’ambito del programma European Mobile Lab. «Il team è costituito da quattro operatori», sottolinea il direttore generale dello Spallanzani Giovanni Ippolito. «I laboratori mobili sono gli unici che permettono di fare diagnosi e isolare i pazienti oppure decidere se devono essere dimessi. Solo procedendo villaggio per villaggio sarà possibile fermare l’ epidemia». Anche se «il vero lavoro va fatto in Africa», Roma si prepara ad accogliere medici e infermieri colpiti da Ebola. «Il Governo dovrebbe rispondere nelle prossime ore alle sollecitazioni dell’Oms», giura il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Il direttore generale dell’Oms Margaret Chan ha chiesto all’Italia di istituire un ponte-aereo con i paesi colpiti da Ebola. E così, per preparare militari e sanitari a gestire l’evacuazione dei malati, all’aeroporto di Pratica di Mare dal 23 al 25 settembre prossimo si svolgerà il corso di formazione specialistica per il trasporto di pazienti altamente contagiosi. La direttiva è arrivata dal Dipartimento della Sanità Pubblica del Ministero della Salute. Avieri, crocerossine e medici militari dovranno imparare attraverso simulazioni sul campo a spostare, caricare e scaricare le barelle sigillate con i pazienti affetti da Ebola. A mettere in piedi un cordone sanitario in area aeroportuale, a maneggiare gli isolatori avio-trasportabili con i malati. Al corso prenderanno parte 80 operatori, tra militari e civili, provenienti da tutte le principali realtà che a livello nazionale operano nel settore: Ministero della Salute, Spallanzani, Ares 118, 7° Reggimento Nbc «Cremona», Esercito, Marina, Guardia di Finanza, polizia e carabinieri. Oltre all’Ordine dei Cavalieri di Malta e alla Croce rossa, appunto. Nel frattempo l’infermiere britannico guarito da Ebola, William Pooley, si è recato negli Stati Uniti per donare il sangue a un paziente americano che sta lottando contro la malattia. Secondo gli scienziati gli anticorpi presenti nel sangue dei sopravvissuti potrebbero aiutare altri contagiati. Anche se i vaccini anti-Ebola sono ancora allo studio. «La diffusione del virus è stata sottovalutata dalla comunità internazionale, è una questione di sicurezza mondiale e occorre valutare una missione militare sotto la bandiera delle Nazioni Unite», scrive il parlamento europeo. «Occorre elaborare piani specifici per ogni Paese, coordinare la distribuzione di personale sanitario, laboratori mobili, attrezzature, indumenti protettivi e centri di cura». I contagi accelerano. In una sola settimana sono stati più di settecento i nuovi casi. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu si prepara a votare una risoluzione, redatta dagli Usa, che invita gli Stati membri a inviare rapidamente aiuti in Africa: ospedali da campo e medici.
Con i clandestini imbarcata anche Ebola
Mare Nostrum Malta rifiuta una nave con un caso sospetto a bordo A Pratica di Mare esercitazioni per «recuperare» i medici africani malati
