Esteri

Scozzesi domani al voto sull’indipendenza

Massimiliano Vitelli Ci siamo. Dopo trecentosette anni di lotta per l’indipendenza, domani la Scozia ha nelle proprie mani il suo destino. I sondaggi del referendum, che fino a dieci giorni fa...

Ci siamo. Dopo trecentosette anni di lotta per l’indipendenza, domani la Scozia ha nelle proprie mani il suo destino. I sondaggi del referendum, che fino a dieci giorni fa evidenziavano un sensibile vantaggio dei «No», annunciano ora un testa a testa emozionante. Gli ultimi, della società YouGov, danno addirittura il sorpasso al fotofinish del fronte dei separatisti, per la prima volta indicati al 51%. Londra trema. Il premier britannico David Cameron, in visita non casuale ad Aberdeen, annaspa. E, nel tentativo di scongiurare una separazione che lo inchioderebbe per sempre nei libri di storia come l’inquilino al numero 10 di Downing Street che distrusse la Gran Bretagna, minaccia i discendenti di Braveheart: «Se vincerà il "sì" non sarà una separazione, ma un doloroso divorzio». La paura, però, è tanta e l’intimidazione diventa una preghiera. «Per favore, non fate a pezzi questa famiglia. La Gran Bretagna è diventata tale grazie alla grandezza della Scozia, Se non vi piaccio pensate che non rimarrò qui in eterno – conclude mettendo da parte anche l’ultimo briciolo di dignità - Ma se lasciate il Regno Unito sarà per sempre». In Scozia, anche la Regina Elisabetta, che al termine della messa nella chiesa di Craithe Kirk sussurra: «Spero che gli scozzesi riflettano sul loro futuro». E questo è certo, considerando che nell’urna ci sono la rinuncia alla sterlina, l’uscita almeno temporanea dalla Ue e dalla Nato e tanti decisivi cambiamenti. A Holyrood, la collina di Edimburgo dove ha sede il parlamento semi-autonomo scozzese, Alex Salmond, primo ministro e leader di «Yes Scotland», ha già pronto il whisky per brindare ad un successo che cambierebbe la storia e farebbe diventare l’Union Jack un pezzo da museo. L’Inghilterra e il resto dell’Europa, invece, hanno i brividi e tremano al solo pensiero di dover affrontare la «doccia scozzese».

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