Esteri

La Scozia verso il referendum

Il 18 settembre scozzesi alle urne per scegliere tra Regno Unito e indipendenza. Ecco cosa potrebbe cambiare in caso di vittoria del sì

Sarà una giornata storica. Il 18 settembre i cittadini scozzesi si recheranno alle urne per scegliere se dire addio al Regno Unito o restare fedeli a Londra. L'indipendenza tanto cara al popolo di Edimburgo resta sospesa da 300 anni. Le prossime elezioni potrebbero essere il momento della svolta. Il riscatto, la scelta di un futuro tanto atteso fatto di maggiori poteri e di scelte proprie. Il 49,4% degli scozzesi è favorevole all'indipendenza dalla Gran Bretagna. Contrari, il 50,6%. Il dato emerge dal'ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto, effettuato da Panelbase per il Sunday Times. Un altro sondaggio, di Icm ancora per il Sunday Times, afferma che a favore di una Scozia indipendente è il 54% mentre il 46% voterebbe "no". Qualche ora prima era stato diffuso un sondaggio di Opinium, commissionato dall'Observer, che dava i "sì" al 47% e i 'no' al 53%. Cosa cambierà in caso di vittoria del sì. Politica, sanità, ruolo della famiglia reale. Sono molte le problematiche, i cambiamenti che gli scozzesi dovranno affrontare nel caso di separazione dal Regno Unito. I primi interrogativi arriveranno il prossimo anni quando si svolgeranno le elezioni politiche. Se i cittadini scozzesi il 18 settembre voteranno a maggioranza per l'indipendenza, secondo la 'road map' tracciata dal first minister Alex Salmond la Scozia non lascerà l'unione prima del marzo 2016. Questo significa che, in base alle regole attuali, i cittadini scozzesi potranno ancora recarsi alle urne per eleggere i deputati al Parlamento di Westminster. La possibilità che gli scozzesi finiscano per determinare con i loro voti la formazione del governo con il quale si troveranno poi a gestire i negoziati per il divorzio da Londra ha portato alcuni esponenti politici a chiedere un rinvio delle elezioni. Tuttavia, Downing Street al momento ha escluso questa possibilità, nonostante il rischio concreto di una grave crisi costituzionale. La sanità. Resta il fiore all'occhiello del Regno Unito. Ma il primo ministro scozzese Salmond ha più volte ripetuto che l'unico modo per salvare la sanità pubblica scozzese è votare 'sì' giovedì prossimo. Tuttavia, come ricorda l'Independent che al futuro delle istituzioni britanniche ha dedicato un lungo articolo, uno studio dell'Institute for Fiscal Studies ha stabilito che l'attuale governo autonomo scozzese in termini reali ha speso meno per la sanità pubblica di quanto abbia fatto l'Inghilterra. Nonostante ciò, nella separazione da Londra non dovrebbero esservi grosse complicazioni, essendo la sanità già gestita in autonomia da Edimburgo. Altra gloriosa istituzione britannica è la BBC. Attualmente, il canone tv pagato dai cittadini scozzesi ammonta a circa 230 milioni di sterline che, secondo le intenzioni degli indipendentisti, verrebbero usati, insieme alle strutture della Bbc Scotland, per creare lo Scottish Broadcasting Service, o Sbs. Il nuovo servizio pubblico scozzese, secondo i fautori del 'sì', continuerebbe a fornire contenuti originali alla Bbc e la Scozia avrebbe accesso a tutta la attuale programmazione tv britannica, compresa quella dei canali Bbc1, Bbc2 e delle stazioni radio nazionali. Il governo di Londra ha però già annunciato che una Scozia indipendente perderebbe qualsiasi diritto a ricevere automaticamente la programmazione della Bbc. Uno dei principali punti interrogativi in caso di vittoria dei 'sì' riguarda la Sterlina. La campagna per il 'no' spera che proprio i dubbi riguardanti la moneta, con le pesanti ripercussioni che secondo le previsioni vi sarebbero sull'economia scozzese, riescano a far pendere l'ago della bilancia del referendum a favore dell'unione. Il ministro delle Finanze britannico George Osborne ha più volte detto che la Scozia non potrà mantenere il 'pound' come moneta nazionale. Salmond ha invece sostenuto il contrario, bollando come ricattatorie le posizioni del governo. Al momento, comunque, gli indipendentisti non hanno ancora reso noto il loro 'Piano B' nel caso Londra rifiuti veramente l'unione monetaria con la nuova Scozia indipendente. L'esercito. I costi per smantellare le basi scozzesi dei sommergibili nucleari saranno enormi. Uno degli argomenti più dibattuti durante la campagna referendaria è stato quello della difesa e del futuro delle forze armate.  Tra le incognite maggiori, l'eventuale smantellamento (e ricollocamento) delle basi navali che ospitano i sommergibili della Royal Navy sui quali poggia il dispositivo nucleare britannico, il Trident. I costi sarebbero immensi e il tempo stimato per l'operazione ammonterebbe a circa un decennio. Gli indipendentisti sono a favore della costituzione di una nuova forza di difesa basata sugli attuali reggimenti scozzesi che fanno parte dell'esercito britannico. Ciò che rimarrebbe del Regno Unito, sostengono gli esperti, perderebbe il proprio status di potenza militare. Incerto, in caso di indipendenza, anche il futuro status della monarchia a nord del Vallo di Adriano. Frustrando le ambizioni repubblicane di molti settori del suo elettorato, Salmond ha già annunciato che la Scozia indipendente manterrà come capo di Stato l'attuale monarca. Elisabetta diventerebbe quindi »Regina degli Scozzesi«, »come lo furono i suoi antenati«, ha detto il 'first minister' e leader dello Scottish National Party. La Scozia continuerebbe anche a far parte del Commonwealth. Tuttavia, in un successivo referendum che potrebbe essere chiesto a gran voce dal fronte repubblicano gli scozzesi potrebbero essere chiamati anche a scegliere la forma costituzionale del loro nuovo stato scozzese. Questione non secondaria per un Paese che ha inventato gran parte degli sport moderni, è proprio quella dello sport. Le nazionali di calcio e rugby di Scozia e Inghilterra, gli sport di squadra più popolari e seguiti a nord e a sud del confine, da sempre prendono parte separatamente alle competizioni internazionali. Nel loro caso non cambierebbe granché, ma il problema si porrebbe invece con i British and Irish Lions, la selezione internazionale di rugby espressione delle federazioni di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda, che potrebbe essere costretta a cambiare nome. Nessuna soluzione è stata invece al momento prospettata per quanto riguarda il futuro dell'Associazione olimpica britannica. Mesi fa, l'atleta olimpico scozzese più vincente di sempre, il pistard Chris Hoy, ha sostenuto che una vittoria dei 'sì' danneggerebbe lo sport scozzese, finendo per essere bollato come »traditore« dai più accesi nazionalisti. Da allora ha evitato di pronunciarsi nuovamente sull'argomento.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.