Esteri

Sedicimila in piazza contro lo sfruttamento in fabbrica

Lo sciopero più grande del decennio si era svolto nell’aprile scorso, quando 40mila lavoratori avevano fermato una fabbrica di scarpe sempre a Dongguan

16mila lavoratori cinesi, di due aziende taiwanesi di touch screen della Wintek, sono scesi in piazza. Non se la sono sentita di accettare l’elemosina della fabbrica per la quale lavorano; fabbrica che annovera tra i suoi clienti anche la Apple. L’elemosina in questione consiste in un pezzo di pollo e una banana. Solitamente, nelle feste nazionali, in Cina, ai lavoratori si è soliti dare un benefit aziendale, ma questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Secondo la Xinhua, l’agenzia stampa cinese, si tratta di uno dei più grandi scioperi dell’anno nel sud della Cina. La Xinhua registra il licenziamento di circa trecento lavoratori da parte dell’azienda, come rappresaglia. Un dirigente Wintek spiega che lo sciopero ha avuto inizio martedì nella filiale di  Dongguan, Taiwan, dove vengono prodotti i Masstop Liquid Crystal Display, per poi allargarsi mercoledì alla Wintek Technology in Cina. Ogni fabbrica ha circa 8mila lavoratori, ha spiegato il dirigente, che però ha chiesto di non essere identificato, visto che non è autorizzato a parlare per nome della compagnia. Lo sciopero è finito mercoledì e giovedì, e la compagnia non si aspetta dei danni alla produzione. La Wintek è da molto tempo una fornitrice della Apple, ma non è stato immediatamente chiaro fin da subito chi fosse il principale cliente dell’azienda. Evidentemente la Apple non voleva essere coinvolta, proprio nei giorni del lancio del nuovo iPhone6. Anche perché, non sarebbe la prima volta che l’azienda di Cupertino si trova invischiata in politiche che non sono proprio a vantaggio dei lavoratori. Un distaccamento della Wintek Corp, con sede nella zona orientale della città di Suzhou, vicino Shangai, è nella lista dei fornitori dei componenti per la costruzione di iPhone e iPad del 2014, ma non la fabbrica a Dongguan. Un portavoce della Apple in California ha spiegato che, generalmente, la compagnia non si occupa delle relazioni aziendali delle sue affiliate. Un lavoratore licenziato ha detto alla Cable Tv di Hong Kong che i veri motivi della rivolta erano l’aumento dei costi della previdenza sociale e l’assicurazione contro la disoccupazione, con l’aggiunta del bonus festività “ridicolo”. La Cina ha assistito a un aumento delle ore di sciopero negli ultimi anni. In parte dovuti alla carenza di lavoro, frutto della flessione del PIL nazionale causa del rallentamento della produzione. La diminuzione di posti di lavoro ha inoltre fatto saltare l’equilibrio nei rapporti di lavoro. In più, l’uso di smartphones e social media ha consentito lo sviluppo di una coscienza di classe che ha cambiato l’ambiente di lavoro. L’operaio cinese non vuole più essere sfruttato. Lo sciopero più grande del decennio si era svolto nell’aprile scorso, quando 40mila lavoratori avevano fermato una fabbrica di scarpe sempre a Dongguan. L’azienda era una filiale della Nike e dell’Adidas e di altre grandi marche di scarpe. I motivi dello sciopero erano i premi scarsi dell’assicurazione sociale. I lavoratori della Wintek sostengono di essere stati truffati fin dal principio. I bandi di assunzione, infatti, promettevano dei bonus cash uguali, calcolato su una retribuzione che comprendesse tre feste: la festa di metà autunno, quella di primavera e quella del Dragone. Zhang, un lavoratore sotto pseudonimo, ha spiegato alla Xinhua che gli sono stati dati, invece, solamente 100 yuan, cioè 126 dollari di Taiwan, e un pezzo di pollo e una banana per la festa di Mezzo Autunno, che è stata lunedì. Lo scorso anno ogni membro dello staff aveva ricevuto 700 yuan in contanti e un box con dentro le tradizionali “mooncakes”. Dolci tipici della festa. I lavoratori sono tornati ai loro posti dopo che i dirigenti hanno spiegato che i benefits erano così magri a causa dello scarso rendimento della compagnia di tutto l’anno. Così almeno dice la Wintek.

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