Nuove accuse contro i marò arrivano dai media indiani, in giornate cruciali per il possibile rimpatrio motivato da ragioni di salute di Massimiliano Latorre: l’Hindustan Times ha riferito, citando fonti investigative anonime del Ministero dell’Interno, di indebite pressioni, esercitate dai marinai italiani, nei confronti di Umberto Vitelli, comandate della Enrica Lexie, imbarcazione sulla quale i fucilieri effettuavano il servizio antipirateria. Questo teorema è stato subito smentito dall’armatore che ha escluso la possibilità per il comandante di esser stato testimone dell’eventuale incidente a cui si riferisce il quotidiano. Il capitano dell’imbarcazione di proprietà della Fratelli D'Amato Dolphin Tanker, secondo la ricostruzione del giornale in lingua inglese, avrebbe inviato una mail all’agenzia della Nazioni Unite denominata «International Maritime Organisation», affermando che i pescatori del battello St. Antony fossero armati e che questo fosse diventato il presupposto per sparare dei colpi: questo report, se mai esistesse e fosse messo agli atti di un procedimento giudiziario, configurerebbe un tentativo di copertura nei confronti dei marinai italiani, al fine di depistare le indagini. Pronta la replica giunta da Pio Schiano, dg della Fratelli D’Amato Dolphin Tanker, armatore della Enrica Lexie, una puntualizzazione che libera il campo da ogni possibile strumentalizzazione dell'ipotesi prospettata dal newspaper di Nuova Delhi. «Vitelli - secondo Schiano - non ha mai dichiarato ad alcuna autorità di aver visto armi o persone armate». E ha poi aggiunto che dalla posizione che occupava sul ponte di comando, sarebbe stato impossibile vedere o individuare altri particolari, fermo restando che in caso di attacco di pirati o di tentativo di abbordaggio, la priorità del comandante resta la sicurezza della navigazione e l’indicazione di manovre per allontanarsi dal pericolo. Questo genere di indiscrezioni hanno gioco facile in una querelle giudiziaria della quale non sono mai stati definiti i contorni, né la competenza, né i reati contestati. E non stupisce che la polizia antiterrorismo indiana, la Nia, continui a giocare a carte coperte. Interrogata dall’Hindustan Times su questo particolare della vicenda, si è trincerata dietro una formula prettamente burocratica: «Consegneremo la nostra documentazione al Tribunale assegnato a risolvere la vicenda, quando tutte le questioni relative al caso saranno definite dalla Corte Suprema». Già in passato (il 30 novembre 2013) l’Hindustan Times aveva riportato fonti del ministero dell’Interno che prefiguravano l’eventualità della pena di morte per i due Leoni del San Marco, adducendo anche una ricostruzione in base alla quale la Enrica Lexie non avrebbe emesso nessun avviso acustico prima che i marinai avviassero le procedure di rito per fronteggiare un attacco di pirati.
Le «pressioni» dei marò. Una bufala indiana
L’Hindustan Times: «Condizionarono il capitano». Ma il comandante smentisce: «Cose mai accadute»
