Ucraina e ribelli filorussi firmano la tregua e spengono la miccia che rischiava di incendiare l’Europa. Ad un passo dalla guerra, arriva la pace. Pace armata perché l’esercito di Kiev non si ritira dalle posizioni conquistate nel Donbass e i separatisti non rinunciano al progetto di autonomia per Donetsk e Lugansk. Comunque dalle 17 di ieri non si spara più e un’ora dopo è iniziato lo scambio dei prigionieri. La notizia è «esplosa» al vertice Nato a Newport, in Galles. Il presidente ucraino Petro Poroshenko, ospite al summit, ha ordinato ai militari impegnati nel sud-est del paese di fermare le ostilità e ha dato istruzioni al Ministero degli Esteri di monitorare il rispetto della tregua insieme agli osservatori dell’Osce. A siglare la tregua a Minsk, in Bielorussia, l’inviato di Kiev, l’ex presidente Leonid Kuchma, e i due leader separatisti Andrei Zacharenko e Igor Plotnisky. A precedere l’intesa la telefonata intercorsa giovedì scorso tra Poroshenko e il presidente russo Vladimir Putin. A garantire il «cessate il fuoco» il premier Arseniy Yatsenyuk ha chiamato Stati Uniti ed Unione Europea. Ma in serata gli ambasciatori dei 28 paesi membri dell'Ue hanno raggiunto un accordo per l'adozione di nuove sanzioni economiche contro la Russia che saranno adottate formalmente lunedì con una procedura scritta. Il primo ministro britannico David Cameron ha accolto con favore l’intesa ma si è detto contrario «alla divisione del Paese tra le regioni separatiste orientali e russofone del Donbass e il resto dell’Ucraina». Germania e Francia avevano invece annunciato la revoca delle sanzioni economiche contro la Russia. Il presidente Usa Barack Obama si è dimostrato scettico sulla possibilità che la tregua regga e ha esortato gli alleati europei a preparare «nuove sanzioni per colpire i settori della finanza, dell’energia e della difesa di Mosca». Detto, fatto. I 5mila militari che «sorveglieranno» il confine orientale dell’Ue sono stati giudicati dal Ministero degli Esteri russo un elemento «destinato ad aumentare la tensione». La Nato, che in Ucraina era pronta ad intervenire, esce dal vertice con l’approvazione del nuovo piano di intervento rapido, il Readiness Action Plan, per «rafforzare la difesa collettiva». Verrà inoltre istituito un comando unificato, saranno condivise le informazioni dell’intelligence e aggiornati i piani di difesa. L’Alleanza ha infine approvato una serie di misure atte a garantire «una politica di difesa cibernetica comune attraverso il rafforzamento della cooperazione con i partner». Alla Georgia è stato offerto un ampio pacchetto di misure per aiutarla a progredire nella preparazione verso l’adesione alla Nato mentre per il Montenegro ne verrà valutata la candidatura entro la fine del 2015. Intanto dieci Paesi, tra cui l’Italia, formeranno una coalizione contro lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, hanno annunciato fonti britanniche a margine del vertice di Newport. Ad alimentare la tensione un altro episodio registrato ieri. Un «problema burocratico» ha costretto un volo charter con 100 militari americani e due canadesi a bordo, decollato dalla base aerea di Bagram, in Afghanistan, ad atterrare in Iran. Il Washington Post aveva parlato in un primo momento di un aereo militare americano scortato da caccia iraniani fino all'aeroporto di Bandar Abbas, ma il Dipartimento di Stato Usa ha ridimensionato il caso. I piloti sono stati contattati dai controllori del traffico aereo iraniano che hanno contestato il piano di volo, chiedendo di tornare in Afghanistan. Ma il comandante avrebbe informato le autorità iraniane di non avere abbastanza carburante per invertire la rotta e avrebbe chiesto di poter atterrare in Iran.
In Ucraina è tregua. Ma l’Ue chiede sanzioni
Aereo Usa costretto ad atterrare in Iran
