Esteri

Usa, caccia al guru informatico dell'Is

Si chiama Ahmad Abousamra ed è ricercato per aver aiutato i terroristi. Ricompensa di 50mila dollari per chi lo cattura vivo

Era da tempo che gli analisti si chiedevano da dove venisse quella capacità dell’IS di essere sempre così invadente sui social network. Il vero maestro del successo telematico del mostro islamico lo si deve ad Ahmad Abousamra. Questo ragazzo parla un fluente inglese e l’arabo, e se fosse veramente, come temono gli investigatori, laureato al college in “computer”, avrebbe tutte le skill necessarie per lavorare sulla rete. Inoltre è un fanatico islamico. Mettendo tutti questi elementi insieme, le autorità ritengono l’ex residente di Boston e cittadino americano sia il vero artefice delle macchinazioni telematiche del movimento terrorista, nonché anche l’autore di alcuni dei video più scioccanti per spaventare e reclutare altri occidentali fanatici. Finora si tratta di congetture, perché non esistono ancora prove schiaccianti che inchiodino Abousamra, indicandolo come il capo della sezione telematica dell’IS. Ma gli investigatori federali pensano che si siano unito al gruppo e li stia aiutando negli sforzi per inserirsi nella Rete. Lo conferma un ufficiale parlando con la CNN.   Abousamra ha la doppia cittadinanza: americana e siriana, è ricercato dall'FBI con accuse di terrorismo fin dal 2009. Una delle tante è quella di aver aiutato materialmente dei terroristi. Inoltre, sulla sua testa pende una ricompensa di 50mila dollari per chi lo prendesse vivo. Secondo le ultime ricerche fatte dall'FBI sembra che Abousamra abbia viaggiato tra il Pakistane lo Yemen per cercare «allenamento militare con lo scopo di uccidere soldati americani oltremare». Dopo il rientro negli States, Abousamra se ne è subito andato in seguito alle indagini compiute dal FBI su di lui. Sembra che ora viva in Siria. Secondo la ABC sarebbe cresciuto a Boston. Di padre cattolico avrebbe frequentato solo scuole private, prima di iscriversi alla Northeastern University. L’ISIS sembra essere ben finanziato, ben organizzato sui social media e nella produzione di video. I suoi filmati sono prodotti facilmente, però con ottimi risultati sostengono gli esperti. E l’immaginazione del gruppo ha dimostrato di non avere limiti. Anche Twitter ha le sue responsabilità: si è, infatti, mossa in ritardo nella rimozione delle immagini delle decapitazioni. La prima a notarlo è stata l’analista per la sicurezza nazionale della CNN Fran Townsend. «Abbiamo già visto la propaganda in azione – ha detto – come per esempio quella di Al Qaeda. Ma questa è immediata, istantanea è real-time. Inoltre ha dimostrato di colpire direttamente chi aveva nel mirino, e questo spaventa gli ufficiali americani». Si tratta di una guerra di propaganda. Juliette Kayyem, un’altra analista della CNN, sostiene che i media stiano aiutando l’ISIS amplificandone il messaggio. Ha avuto ancora una volta ragione Marshall McLuhan quando diceva: « Archimede disse una volta: ‘Datemi un punto d'appoggio e solleverò il mondo’. Oggi ci avrebbe indicato i nostri media dicendo: ‘M'appoggerò ai vostri occhi, ai vostri orecchi, ai vostri nervi e al vostro cervello, e il mondo si sposterà al ritmo e nella direzione che sceglierò io’».

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