Esteri

L’Isis vuole usare il virus della peste

Nel computer di un leader del Califfato tracce dell’arma batteriologica. Il materiale con 35mila file rintracciato da un gruppo di ribelli «rivali»

È la peste l’arma segreta dei terroristi per vincere la guerra in Siria. Nel computer di uno dei comandanti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante sono stati trovati i progetti per trasformare il virus «yersinia pestis» in un’arma biologica. Per poi replicarlo in laboratorio e diffonderlo tra le truppe del presidente siriano e tra la popolazione. È su questo che starebbero lavorando i jihadisti dell’Isis, che al momento rappresentano una tra le più pericolose organizzazione terroristiche al mondo con ramificazioni in Siria e Iraq. A lanciare l’allarme è stato ieri il prestigioso think tank «Foreign Policy», che racconta la vicenda partendo proprio dalla scoperta del pc con il materiale scottante. Il ritrovamento è avvenuto a nord di Damasco. Il comandante Abu Alì, alla guida di un gruppo ribelle moderato anti-Assad, secondo fonti locali, ha scoperto quasi per caso un portatile nero, perfettamente funzionante e privo di password. «Il pc - spiega Abu Ali - è stato dimenticato dal Califfato negli attimi concitati della fuga da un edificio attaccato dai nostri uomini». Il comandante, curioso, ha acceso il computer e ne ha aperto alcuni file. Ma all'inizio non ha trovato nulla. Dopo un'attenta analisi, all'interno di una cartella ha scoperto il tesoro: 146 gigabyte di materiale e oltre 35mila file divisi in 2.267 cartelle. Abu Alì ha copiato subito i documenti, scritti in arabo, francese e inglese, su un hard disk esterno. Tra i file ne ha scoperto uno contenente un video di Osama Bin Laden, il defunto leader di Al Qaeda; manuali su come produrre ordigni artigianali; istruzioni per rubare auto e metodi per travestirsi così da sfuggire ai controlli delle forze di sicurezza. Al comandante è subito stato chiaro che il pc contiene ben altro del semplice materiale di propaganda di un militante jihadista. «Dall’analisi di alcuni documenti - scrive Foreign Policy - è emerso che il proprietario del pc stava imparando ad usare armi biologiche». Navigando tra i documenti è saltato fuori il nome del proprietario del portatile. È un tunisino, Muhammad S., che si è unito all'Isis in Siria e che ha studiato chimica e fisica in due università della Tunisia nordorientale. In un file la scoperta che ha suscitato più timore. Si tratta di un documento in arabo di diciannove pagine che contiene istruzioni su come sviluppare armi batteriologiche, utilizzando ad esempio il virus della peste bubbonica estratto da animali infetti. «Il vantaggio delle armi batteriologiche - si legge nel documento - è che costano poco, mentre le perdite inflitte possono essere enormi». Sganciare la peste in Siria, dove 10,8 milioni di persone vivono in povertà e in condizioni igieniche disastrose, potrebbe far esplodere una «bomba biologica» di proporzioni inaudite. Su una popolazione di 22 milioni, fa sapere Oxfam, «gli sfollati sono 6,4 milioni, mentre 4,7 milioni di persone che necessitano di aiuti, si trovano in aree difficili da raggiungere». L'Unhcr ha calcolato che il numero di profughi siriani ha raggiunto i tre milioni. «Solo l'apertura delle frontiere dei Paesi occidentali, e di quelli più ricchi in generale, potrà dare una speranza di salvezza a una popolazione allo stremo» è l'appello che Oxfam ha lanciato ai Paesi occidentali, sottolineando che «bisogna agire con urgenza per arginare la crisi di un'intera regione piegata dalla guerra».

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