Il terrore di Ebola vola all’aeroporto di Fiumicino. Hostess e steward che lavorano sulle rotte per Lagos e Accra hanno chiesto toilette separate sugli aerei, guanti in lattice per servire i pasti ai passeggeri. Oltre a disinfettanti e termometri da inserire nel kit di pronto soccorso a bordo. In Nigeria la febbre emorragica si sta diffondendo a macchia d’olio, portata da Patrick Sawyer, l’americano di origine liberiana morto il 28 luglio scorso, quattro giorni dopo essere sbarcato dal volo Monrovia-Lagos. Delle 14 persone che ha infettato cinque sono già decedute. In Ghana l’allarme è elevatissimo dopo che è morto nella clinica Nyaho di Accra un americano. I sintomi sono quelli della febbre emorragica ma non è stato ancora confermato. «Visto che il virus viaggia sugli aerei e noi ci lavoriamo, vogliamo essere più tutelati», s’arrabbiano gli assistenti volo. «Con Liberia, Guinea e Sierra Leone l’Italia non ha collegamenti diretti, ma con Nigeria e Ghana sì». Jet da questi paesi atterrano tutti i giorni al Leonardo da Vinci. Anpav, Avia e Uil Trasporti hanno chiesto al Ministero della Salute un incontro urgente «per predisporre le misure di profilassi, sorveglianza e controllo in considerazione di quanto disposto dall’Organizzazione mondiale della Sanità dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie con specifico riferimento al personale navigante, in analogia con quanto avvenuto nei principali Stati europei». «Lufthansa, Air France e British Airways - scrivono Cgil, Cisl e Ugl - hanno adottato concrete contromisure, informando gli equipaggi operanti nelle zone colpite e fornendo addirittura alcuni strumenti di sicurezza individuale per scongiurare qualsiasi rischio di contagio». La Direzione Medicina di Alitalia ha incontrato il 18 agosto scorso i sindacati, che però sono detti «insoddisfatti delle informazioni fornite riguardo la tutela del personale». Il prossimo incontro è in programma per il 5 settembre. Intanto a Fiumicino protestano pure i poliziotti. «Dall’Africa arrivano spesso clandestini - spiega il Sap, il sindacato autonomo della polizia - Ogni anno vengono fatti settemila fotosegnalamenti e gli agenti devono condivedere gli stessi locali con gli extracomunitari. Per prendere le impronte devono toccarli. Il rischio di prendere malattie (Ebola e non solo) è alto». «Ci lascia sbalorditi il l’apparente indifferenza riguardo il rischio di contrarre malattie infettive in aeroporto», sottolinea il segretario di base del Sap Carlo Pelliccioni. Gli agenti addetti al controllo dei passaporti sono i primi ad essere esposti. Poi ci sono i poliziotti nella Sala Arrivi, «costretti a piantonare in locali angusti passeggeri fermati e in attesa di essere respinti alla frontiera». Gli agenti chiedono controlli più severi sulle rotte a rischio. Al momento ai turisti che sbarcano da quelle rotte viene consegnato un opuscolo del Ministero della Sanità che li invita ad andare dal medico se accusano sintomi compatibili con Ebola.
Hostess e poliziotti: noi i primi ad essere esposti al virus
Il terrore di Ebola vola all’aeroporto di Fiumicino. Hostess e steward che lavorano sulle rotte per Lagos e Accra hanno chiesto toilette separate sugli aerei, guanti in lattice per servire i pasti...
