Esteri

Il Papa: vita da ricchi? Non è adatta ai preti

«La cultura del denaro lascia troppi senza lavoro»

SEUL «Nella vita consacrata la povertà è sia un muro che una madre. È un muro perché protegge la vita consacrata, è una madre perché la aiuta a crescere e la conduce nel giusto cammino. L'ipocrisia di quegli uomini e donne consacrati che professano il voto di povertà e tuttavia vivono da ricchi, ferisce le anime dei fedeli e danneggia la Chiesa». Papa Francesco è andato diretto al problema nell’incontro con le comunità religiose in Corea. «Pensate anche - ha aggiunto dall’Auditorium della «School of Love» di Kkottongnae - a quanto è pericolosa la tentazione di adottare una mentalità puramente funzionale e mondana, che induce a riporre la nostra speranza soltanto nei mezzi umani e distrugge la testimonianza della povertà che Nostro Signore Gesù Cristo ha vissuto e ci ha insegnato». «Oggi molto spesso sperimentiamo che la nostra fede viene messa alla prova dal mondo», ha proseguito Josè Maria Bergoglio - e in moltissimi modi ci vien chiesto di scendere a compromessi, di diluire le esigenze radicali del Vangelo e conformarci allo spirito del tempo». Ma nessun compromesso sulla fede può essere accettato dai cristiani: è in sostanza il messaggio di Papa Francesco in occasione della beatificazione di 124 martiri coreani. Proprio i martiri, ha ammonito il Pontefice, «ci richiamano a mettere Cristo al di sopra di tutto e a vedere tutto il resto in questo mondo in relazione a Lui e al suo Regno eterno. Essi ci provocano a domandarci se vi sia qualcosa per cui saremmo disposti a morire».«Sembra contraddittorio - ha poi insistito - ma essere poveri significa trovare un tesoro». A Kkottongnae, una vera e propria cittadella della carità, con alloggi e ospedali per la cura dei poveri e dei malati abbandonati a 90 chilometri da Seul, Papa Francesco ha incontrato i disabili, 150 adulti e una cinquantina bambini, ospiti della «House of Hope». A piedi scalzi, in segno di rispetto, il Pontefice ha fatto ingresso nella struttura, fermandosi brevemente in preghiera nella cappella per poi intrattenersi per mezz'ora in una grande sala dove, assieme ai malati, erano presenti anche i 70 operatori sanitari e insegnanti, religiosi e laici che prestano opera di assistenza nel Centro. Dopo aver ricevuo alcuni doni dai bambini, Papa Francesco ha salutato uno a uno i degenti, accarezzandoli, baciandoli e benedicendoli. I religiosi coreani, riuniti al al Training center School of Love di Kkottongnae per incontrare Papa Francesco, gli hanno consegnato alcuni doni. Un ventaglio tradizionale con scritte offerte spirituali: migliaia tra misteri del Rosario e voti di digiuni. Le religiose coreane hanno raccolto inoltre dai propri digiuni un fondo esprimendo il desiderio che venga usato per i poveri del mondo. La quarta giornata del viaggio apostolico in Corea il Pontefice l’ha conclusa incontrando i leader dell’apostolato laico coreano: «Assistere i poveri è cosa buona e necessaria, ma non è sufficiente. Vi incoraggio a moltiplicare i vostri sforzi nell’ambito della promozione umana, cosicché ogni uomo e ogni donna possa conoscere la gioia che deriva dalla dignità di guadagnare il pane quotidiano, sostenendo così le proprie famiglie. Questa dignità è minacciata dalla cultura del denaro, che lascia senza lavoro tante persone». Ma la famiglia «rimane l’unità basilare della società». È la « prima scuola nella quale i bambini imparano i valori umani, spirituali e morali». Domani il Pontefice incontrerà alle 11, le 4 italiane, nel santuario di Haemi, i vescovi dell’Asia che parteciperanno alla sesta Giornata della gioventù asiatica. Alle 16.30 celebrerà nel Castello di Haemi la messa conclusiva della Giornata della gioventù.

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