Esteri

Rapite due volontarie Sono in mano ai miliziani

Lavorano a progetti umanitari nella sanità

Due cooperanti italiane rapite in Siria. A un anno dal sequestro di padre Dall’Oglio altri due italiani spariscono nel caos della guerra civile siriana. Si tratterebbe di Vanessa Marzullo di Brembate (Bergamo), 21 anni, e Greta Ramelli di Besozzo (Varese), 20 anni, fondatrici del Progetto Horryaty - iniziativa di solidarietà per la Siria, che sarebbero state rapite da uomini armati nei sobborghi di Aleppo. Con loro sarebbe stata sequestrata una terza persona, sulla cui identità non trapelano al momento informazioni. Il rapimento sarebbe avvenuto nella notte tra il 31 luglio e il primo di agosto, alle 4 del mattino, quando decine di miliziani avrebbero circondato la casa in cui si trovavano e le avrebbero prelevate. Le due ragazze sono partite per la Siria il 22 luglio. La Farnesina conferma che due cittadine italiane che si trovavano in Siria per progetti umanitari sono irreperibili. Il Ministero degli Esteri fa sapere che sul caso «sin da subito stanno lavorando l'Unità di crisi e la nostra intelligence» e che sono stati attivati «immediatamente tutti i canali informativi e di ricerca per i necessari accertamenti. Le due cittadine si trovavano ad Aleppo per seguire progetti umanitari nel settore sanitario e idrico». «L'Unità di crisi - comunica ancora la Farnesina - ha già preso contatto con le famiglie che vengono tenute costantemente informate sugli sviluppi del caso». Questa era la seconda volta che le due volontarie si recavano in Siria. Un primo viaggio era avvenuto nel marzo scorso e ne avevano fatto un dettagliato resoconto sul loro profilo Facebook. Un sopralluogo svolto assieme a Roberto Andervill, socio Ipsia di Varese. «Atterrati in Turchia - si legge nel social network - siamo stati accompagnati da una guida siriana nella sua terra, di preciso nelle zone rurali di Idleb, a sud ovest rispetto ad Aleppo. Durante questa prima visita si è cercato di instaurare un primo rapporto con la popolazione locale, al fine di capire le vere necessità e visitare i luoghi coinvolti nel progetto. Durante questa missione siamo stati sempre accompagnati e scortati da personale locale, con un alto grado di sicurezza». Ma la sicurezza in Siria è un concetto molto variabile. Il Progetto Horryaty si pone due obiettivi, in collaborazione con il personale medico presente sul posto: attivare un corso base di primo soccorso e rifornire alcune aree di kit di emergenza di primo soccorso corredati di tutto il materiale occorrente; garantire ai pazienti malati di patologie croniche di accedere alle giuste terapie rispettando i tempi, dosi e qualità dei farmaci. Alla raccolta di fondi e materiali contribuiscono tra gli altri l'Associazione delle Comunità Arabe Siriane In Italia, il Comitato Sos Siria, l'Islamic Organization, il Cuore in Siria e Rose di Damasco. A dare l’allarme sulla scomparsa di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli è stata Silvia Moroni, presidente della onlus Rose di Damasco la quale aveva continui appuntamenti su Skype. «Avevamo un appuntamento su Skype giovedì scorso, il 31 luglio, ma Greta e Vanessa non erano in linea. Dalla loro partenza, il 22 luglio, ci eravamo sentite tre volte, mi avevano confermato che il progetto nel quale erano impegnate andava avanti, tanto che avevano intenzione di restare ad Aleppo e mi consultavano proprio per l'invio di altri fondi». A distanza di dieci anni altre due volontarie italiane sono in mano di rapitori in Medio Oriente. Proprio dieci anni fa Simona Pari e Simona Torretta dell’associazione «Un ponte per…» furono rapite a Baghdad dopo la caduta di Saddam Hussein. Le due italiane rimasero in mano ai rapitori per due mesi. A contribuire alla liberazione la nostra intelligence con il concorso della Croce rossa.

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