Esteri

Apocalisse a New York. Crollano le Torri Gemelle

L’ultimo disperato appello: «Dovete salvarci». Negli edifici erano presenti migliaia di persone

NEW YORK - Scene di guerra a Manhattan: in meno di due ore uno scenario che finora sembrava uscito dalla fantasia di scrittori come Tom Clancy si è trasformato in realtà. L’incubo è cominciato alle 8 e 45 del mattino quando un Boeing 767 dell’American Airlines con a bordo 81 passeggeri e 11 membri dell’equipaggio è andato a schiantarsi contro una delle torri. L’aereo era stato dirottato poco prima, appena decollato dall’aeroporto di Boston diretto a Los Angeles, ma nessuno lo sapeva perché i suoi dirottatori non avevano rivendicazioni da fare e non avevano nulla da comunicare. Così il primo atto della spaventosa giornata, seppure tremendo, era stato subito catalogato come un «tragico e per ora inspiegabile incidente». In un attimo New York si trasformava in un inferno, con ambulanze che correvano dappertutto annunciate dalle loro sirene, gli ospedali che si predisponevano all’emergenza e i primi scampati all’impatto dell’aereo che si riversavano fuori dalla torre colpita e raccontavano sotto shock ciò che era successo. Ma la giornata dell’apocalisse era appena cominciata. A 18 minuti esatti dal primo impatto, ecco il secondo. Un altro aereo dirottato, un 737 American Airlines con 58 passeggeri e 6 membri di equipaggio, anche questo diretto a Los Angeles ma partito dall’aeroporto Dulles di Washington, si schianta contro la seconda torre. I morti e feriti del primo impatto si moltiplicano e lo stesso accade alla confusione. Tutta la parte meridionale di New York, a quel punto, è praticamente immersa nel caos, con gente travolta da quelli in fuga che chiede inutilmente aiuto, con i poliziotti e i vigili del fuoco che non sanno dove andare e con centinaia di ordini contraddittori che si intrecciano. E un’ora dopo le torri-simbolo del capitalismo Usa - sono crollate, in rapida successione, in una nuvola di fumo con dentro intrappolate migliaia di persone. Quando una TV privata ha telefonato ad un ufficio commerciale situato nella parte alta di una delle Torri Gemelle chiedendo «cosa sta succedendo?» la risposta è stata lapidaria: «Stiamo morendo tutti». A mezzogiorno il quartiere di Downtown, che la mattina brulica di gente, si era trasformato in una Beirut devastata di inizio millennio. Jet da guerra hanno cominciato a pattugliare lo spazio aereo dell’isola. Il traffico commerciale nel porto di New York è stato chiuso in attesa dell’arrivo di un’unità navale da guerra nella baia. All’incredulità, è subentrata la paura: il panico si è impadronito dei newyorchesi allertati dalle reti tv che hanno cominciato a trasmettere in diretta le immagini dell’immane tragedia. All’ora dell’attacco, intorno alle nove del mattino, la giornata lavorativa era appena cominciata e in ognuna delle due Torri potevano esserci circa 10.000 persone. Molta gente è riuscita a mettersi in salvo, ma l’agguato ha portato al collasso la rete di soccorso. «Lasciate la zona Sud di Manhattan», ha lanciato un appello televisivo il sindaco Rudolph Giuliani spiegando che le ambulanze e i camion dei vigili del fuoco non riuscivano a raggiungere l’area delle Torri. Lo stesso Giuliani, che ieri mattina è rimasto intrappolato per una ventina di minuti in un bunker di comando vicino a City Hall, ha invitato i cittadini alla calma. Ma c’era poco da stare tranquilli tra il sibilo delle sirene delle ambulanze quando a catena uffici pubblici e privati hanno ordinato ai dipendenti di uscire in strada, quando i trasporti sono andati praticamente in tilt e i telefoni, stressati fino al collasso, hanno impedito a chi era fuori casa di raggiungere almeno via voce i propri familiari. In molti casi è rimasta solo l’e-mail a garantire un minimo di comunicazione a chi aveva sotto mano un computer. Bloccati i ponti e i tunnel, tranne quello che sotto l’East River porta a Brooklyn. Bloccati, ovviamente, gli aeroporti. Semiparalizzata la metropolitana, nel caos totale il traffico stradale dove gli autobus sono rimasti intrappolati. Evacuato anche il Palazzo di Vetro. Il sindaco ha chiesto l’evacuazione della parte meridionale di Manhattan. «Tornate a casa», ha invano lanciato un appello Giuliani mentre un’immagine dall’alto dell’isola ferita mostrava il celebre skyline mutilato di uno dei suoi gioielli e avvolto in una orribile nuvola di fumo. Ma la richiesta del sindaco si è scontrata contro il muro di traffico che ha paralizzato Midtown e a molti newyorchesi non è rimasto che andare a piedi per raggiungere le loro destinazioni. Gli ospedali di New York - un centinaio - sono stati impegnati al completo, le scorte di sangue si sono esaurite, per i feriti è stato attrezzato un servizio di traghetti verso il New Jersey. «Centinaia di persone hanno ustioni dalla testa ai piedi»: lo ha detto un medico del St. Vincent Hospital, nella zona del Greenwich Village, dove sono ricoverati molti dei feriti che arrivano dal World Trade Center. Molte scuole sono state chiuse, altre hanno lasciato liberi i genitori di venire a prendere i bambini. Rob Gangemi, un newyorchese, ha guardato incredulo la nuvola di fumo e di polvere che ha coperto la città lungo la Quinta Strada, la strada dello shopping, per decine di isolati fino a Midtown «Prima ho visto una torre in fiamme», ha detto con le lacrime agli occhi: «Adesso non vedo più niente». Più tardi, si è fatto impellente il bisogno di cominciare a quantificare l’orrore: secondo un portavoce della polizia i morti a New York sarebbero migliaia. E Giuliani ha precisato: «Il numero delle vittime sarà superiore a quello che possiamo immaginare, ma non vogliamo fare supposizioni. Ci vorranno diversi giorni prima di fare un bilancio preciso». Il sindaco ha ricordato che fra le vittime c’è un grande numero di vigili del fuoco che stavano lavorando dentro le torri del World Trade Center al momento del crollo, che hanno continuato a bruciare per ore. «New York adesso è sicura», ha provato ad aggiungere Giuliani alla popolazione ferita e spaventata. «Siamo molto più forti di qualsiasi gruppo di terroristi». Ma a sera anche un altro edificio del complesso del WTC, il numero sette, era in fiamme ed è crollato. Anche l’attività politica, naturalmente, si è fermata: le elezioni primarie della Grande mela, previste ieri, sono state cancellate. Gli elettori erano chiamati alle urne per scegliere tra quattro candidati democratici e due repubblicani in lizza per la poltrona di sindaco di NewYork. IL PROGETTISTA: «NON CAPISCO COME SI SIANO POTUTE DISINTEGRARE» Il World Trade Center è stato per lungo tempo il più alto edificio del mondo. Si trova, o meglio, si trovava, a New York, e occupava l’incrocio tra Church, Vesey, West e Liberty Street. Le due torri, alte 420 metri ciascuna, per un totale di 110 piani a edificio e 100 ascensori, erano il terzo edificio del mondo per altezza: venivano battute solo dalle Sears Towers di Chicago e dalle torri Petronas in Malaysia. Ogni facciata aveva 43.000 finestre. La costruzione dell’enorme complesso edilizio, che appartiene alla Port Authority of New York and New Jersey, fu avviata su progetto degli architetti Minoru Yamasaki ed Emory Roth tra il 1966 e il 1973, quando fu inaugurato ufficialmente il 4 aprile. I lavori hanno richiesto oltre 180.000 tonnellate d’acciaio e 4.800 km di cavi elettrici (...).

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