Scuole chiuse in tutta la Liberia, diverse comunità in quarantena con accesso limitato solo al personale sanitario, a casa per 30 giorni tutto il personale governativo non essenziale: è il piano d'azione messo a punto dal governo di Monrovia per far fronte all'epidemia di ebola in Liberia. Le forze dell'ordine di tutto il Paese sono state invitate a far rispettare le misure restrittive. Il Paese è uno dei più colpiti tra quelli in Africa occidentale che stanno fronteggiando l'epidemia: 129 le vittime in Liberia dall'inizio di febbraio, mentre sono 672 in tutta l'aerea colpita (oltre alla Liberia, la Guinea e la Sierra Leone). In Italia. "Non c'è praticamente nessun rischio che qualche persona che abbia contratto il virus Ebola in Africa arrivi nel nostro paese e faccia innescare un focolaio epidemico". Lo spiega Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). "L'epidemia in corso - ha aggiunto - è comunque senza precedenti sia per numero di persone colpite (oltre 1200) che per estensione (3 i paesi del Centro Africa coinvolti: Guinea, Liberia e Sierra Leone) per cui è auspicabile un rapido intervento internazionale da parte degli operatori internazionali per contenere quanto più possibile la diffusione del virus". "L'epidemia si è diffusa nelle aree interne di questi tre paesi e ha trovato - spiega Rezza - terreno fertile, sia per la scarsa diffusione di strutture sanitrie in grado di far fronte alla epidemia, e sia per le difficoltà di collegamento con il resto del mondo. Questi fattori, hanno permesso al virus di ampliare la sua area di diffusione e di entrare in contatto con molte persone. E' bene fare un intervento ora prima che qualche malato porti il virus in aree più densamente popolate. Per questo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiesto nei giorni scorsi la costituzione di una vera e propria task force di oltre duecento specialisti (medici, virologi, clinici, rianimatori) per supportare le attività di sanità pubblica nelle zone interessate". Per quanto riguarda il rischio che alcuni malati possano arrivare in Italia, il direttore del Dipartimento Malattie infettive dell'Iss rassicura: "Il virus ha delle modalità di diffusione molto particolari. Per infettarsi occorre entrare a contatto diretto coi fluidi di una persona malata. Le persone che hanno contratto il virus e che però non sono ancora malate, i portatori sani, non possono trasmettere l'infezione. Questi fattori fanno di Ebola un virus pericoloso per l'elevata mortalità, ma non così facilmente trasmissibile come per esempio il virus dell'influenza. Il nostro paese non ha voli diretti con quelle zone e dunque è davvero difficile che qualche pazienti arrivi fino a noi". Anche da mare attraverso i flussi migratori "appare molto difficile che arrivino dei casi di persone infette. "Si tratta di viaggi molto lunghi durante i quali un eventuale malato avrebbe tutto il tempo di sviluppare la malattia prima di arrivare in Italia".
Ebola, interi villaggi in quarantena, scuole chiuse
Le forze dell'ordine di tutto il Paese sono state invitate a far rispettare le misure restrittive. Il Paese è uno dei più colpiti tra quelli in Africa occidentale che stanno fronteggiando l'epidemia
