Esteri

Finita la tregua. Hamas e Israele tornano a colpire

Per i palestinesi l'iniziativa egiziana "sarebbe una resa". Netanyahu: se Hamas non accetta, Israele è legittimato ad ampliare l'offensiva

Se Hamas non accetta la proposta di tregua egiziana, Israele "è legittimato ad ampliare l'offensiva militare" contro Gaza. Il premier Benjamin Netanyahu minaccia di inasprire ulteriormente in conflitto. Il monito al movimento islamista arriva poche ore dopo l'inizio di una tregua che è già stata violata con il lancio di almeno un razzo da Gaza su Ashdod. Per Israele questa mattina ne sono stati lanciati almeno dieci. Il cessate-il-fuoco proposto dal Cairo era stato ben accolto dal governo di Israele, come possibile viatico per raggiungere "l'obiettivo della demilitarizzazione della Striscia da missili, razzi e tunnel attraverso strumenti diplomatici". Ma è fallito. Netanyahu ha ordinato alle forze armate di agire energicamente contro obiettivi terroristici a Gaza dopo che Hamas e la Jihad Islamica hanno rifiutato di aderire alla proposta egiziana di tregua, continuando a sparare missili contro Israele. Hamas, parla di una tregua imposta in via unilaterale e respinge al mittente la proposta dell'Egitto, che nel mezzo della crisi cerca di giocare il ruolo del mediatore. Il movimento islamista che controlla la Striscia di Gaza ha minacciato anzi di "intensificare" i lanci di razzi contro Israele. "Nessuno, sia in veste ufficiale sia ufficiosa, ci ha contattati riguardo al cessate il fuoco del quale parlano i media, ma se il contenuto di questa proposta fosse ciò di cui già sappiamo, essa rappresenterebbe una resa e la respingiamo", hanno affermano le brigate Ezzedin al-Qassam in una nota. Musa Abu Marzouk, esponente dell'ufficio politico di Hamas, sulla sua pagina Facebook, precisa  che sono ancora in corso consultazioni all'intreno del movimento. Dal canto suo, un altro esponente di Hamas, Izzat al-Rishq, ha scritto sul suo account che "l'iniziativa egiziana non è stata discussa né con noi di Hamas, né con i fratelli della Jihad islamica, né con nessun'altra delle forze della resistenza". Il Cairo aveva avanzato al vertice della Lega Araba una proposta di cessate il fuoco a partire dalle 7 di questa mattina ora locale (le 8 in Italia). I ministri degli Esteri dei Paesi della Lega hanno invitato “tutte le parti” ad accettare la proposta egiziana. L'iniziativa prevede lo stop ai combattimenti, l'avvio di colloqui indiretti tra le parti e l'apertura dei valichi della Striscia. Era stata annunciata dal ministro degli Esteri, Sameh Shoukri, dopo aver parlato a lungo con il segretario di Stato americano John Kerry. La Casa Bianca era intervenuta per la prima volta per intimare all'alleato israeliano di non procedere alla grande invasione, per cui ha ammassato al confine 40.000 soldati e decine di carri armati. Allo stesso tempo aveva però ribadito il legittimo "diritto" e la "responsabilità" di Israele di difendere i suoi civili. Dopo aver definito una "tragedia" il bilancio delle vittime tra i palestinesi, Barack Obama si era poi detto "incoraggiato dalla mediazione offerta dall'Egitto, che da questa mattina è al centro di una riunione del governo di Benjamin Netanyahu. La diplomazia, dunque, si è messa in moto e anche quella europea sembra voler fare, seppur tardivamente, la propria parte. Nella regione ieri era arrivato il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, deciso a mediare tra Israele e Hamas. Oggi sarà la volta di Federica Mogherini, che, nella sua tre giorni si recherà a Tel Aviv e Gerusalemme, e poi a Ramallah. Successivamente, venerdì e sabato, sarà in Egitto

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