Esteri

L'Isis proclama il Califfato

Registrazione audio del portavoce dei ribelli sunniti. Realizzato il "sogno" di Osama bin Laden

Il "sogno" di Osama Bin Laden diventa realtà. L’ISIS, acronimo di Islamic State in Iraq and Syria, ha infatti proclamato la nascita del Califfato jihadista. Lo ha fatto con una registrazione audio in cui il capo dei ribelli sunniti si autoproclama Califfo, definizione abolita dopo la caduta dell’Impero Ottomano.  «Il consiglio della Shura si è riunito – ha dichiarato Abu Mohammad al-Adnani, il portavoce dell’ISIS – e ha discusso l’argomento». La decisione del Consiglio è stata, quindi, quella di «Creare il Califfato Islamico e indicare un Califfo per capeggiare i musulmani. Baghdadi è stato quindi nominato capo spirituale e politico di tutti i musulmani». L’ISIS ormai controlla una buona parte del territorio settentrionale e mediorientale della Siria, mentre è riuscito a prendere sotto il suo controllo il nord e una buona parte della zona occidentale dell'Iraq. Il governo di Baghdad sta cercando di mettere al sicuro la ricca di Tikrit. Ricca di petrolio. Mentre Mosul, a nord, è ormai persa. Alcuni osservatori vedono la registrazione diffusa da Baghdadi come una sfida diretta al controllo di Al Qaeda. I combattenti dell’ISIS, fino a febbraio, erano alleati con Al Nusra e con l’Al Qaeada’s Syrian army, ma i due gruppi non si parlano più, segnale che la forza di questo movimento cresce sempre di più e che non ha bisogno di alleanze. Intanto lo stato iracheno reagisce mandando dei tank a Tikrit, per evitare che cada definitivamente nelle mani dei ribelli. E con la città, il petrolio. Secondo cifre non ufficiali i soldati iracheni avrebbero già ucciso circa 70 militanti ribelli. Per aiutare a rimettere ordine, dalla Russia sono arrivati cinque Sukhoy Jets, consegnati a Baghdad sabato. Una mossa che la televisione di Stato ha esaltato, aggiungendo che «questi saranno utilizzati per combattere le truppe ISIS».  L’ex Ministro per l’energia Hussain al-Shahristani, dal canto suo, sta lanciando accuse forti contro gli Stati Uniti, rei, a suo avviso, di non fare niente per potenziare l’esercito iracheno. Sottolineando anche come molte delle armi arrivino troppo in ritardo rispetto a quanto concordato. I politici a Baghdad sono tutti sotto pressione. Devono riuscire a creare un governo stabile e in grado di defenestrare definitivamente l’ISIS. Questo processo dovrebbe iniziare martedì. Nickolay Mladenov, alto rappresentante per le Nazioni Unite in Iraq, ha dichiarato che: «Confrontandosi con una crisi nazionale i politici iracheni dovrebbero mettere da parte i loro interessi e andare dritti verso l’unità nazionale».

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