Esteri

Iraq, miliziani qaedisti verso Baghdad

Usa e Iran valutano la possibilità di intervenire al fianco delle truppe irachene. Obama: pronti ad azioni militari

Non si ferma l'avanzata dei miliziani qaedisti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) che sono ormai arrivati a meno di 100 chilometri da Baghdad e sembrano intenzionati a marciare sulla capitale irachena. Nelle battaglie l'Isis avrebbe conquistato 4 elicotteri Black Hawk e armi pesanti che sarebbero già in viaggio verso la Siria. Stamattina il ministro responsabile delle forze di sicurezza del governo regionale del Kurdistan iracheno (Krg)  è sopravvissuto all'esplosione di una bomba nella provincia di Kirkuk. Jaafar Mustafa stava tornando da una visita alle unità che hanno preso il controllo della città e di altre zone della provincia, nel nord dell'Iraq, dopo il ritiro delle forze armate di Baghdad a fronte dell'avanzata dei miliziani qaedisti. La situazione è al limite e sia gli Stati Uniti sia l'Iran stanno pensando di intervenire in soccorso del governo iracheno. Gli Usa stanno valutando la possibilità di utilizzare i droni in appoggio alle forze armate locali, apparse in grave difficoltà. Il governo di Teheran promette che aiuterà l'Iraq a combattere il "terrorismo" e l'offensiva "selvaggia" dei miliziani qaedisti. Il presidente Hassan Rohani, non ha precisato però quale tipo di sostegno militare sarà fornito al governo iracheno, a cui è unito dalla comune matrice religiosa sciita.   OFFENSIVA QAEDISTA MINACCIA UNITA' IRAQ I miliziani qaedisti dello Stato islamico dell' Iraq e del Levante (Isis) sono arrivati a 90 chilometri da Baghdad e con la loro avanzata minacciano l'integrita' territoriale irachena. I guerriglieri hanno lanciato un appello a tutti i loro sostenitori sunniti a unirsi alla marcia verso la capitale. "Continuate ad avanzare, la battaglia arrivera' presto a Baghdad e Kerbala, indossate le cinture e siate pronti", ha dichiarato in un messaggio audio, il portavoce dell'Isis, Mohammed al-Adnani. Intanto i curdi iracheni con i loro guerrieri Peshmerga hanno preso il controllo di Kirkuk, la ricca citta' petrolifera nel nord del Paese da cui le forze governative erano fuggite, di fronte ai ribelli sunniti. I curdi da tempo rivendicano Kirkuk, situata appena al di fuori dalla loro regione autonoma ma che considerano la loro capitale storica. Dopo aver conquistato martedi' Mosul e mercoledi' Tikrit, gli jihadisti sono arrivati alle porte della capitale. Secondo fonti irachene, i miliziani sunniti gia' controllano parti del piccolo villaggio di Udhaim, 90km a nord di Baghdad. L'esercito ha lasciato le posizioni e si e' ritirato nella vicina Khalis. Intanto l'aviazione ha bombardato con i caccia Mosul, Tikrit e altre zone occupate dai qaedisti. A Baghdad, il Parlamento allo sbando e in cui i partiti sunniti osteggiano il premier sciita, Nuri al-Maliki, non e' riuscito votare sulla proclamazione dello stato d'emergenza richiesta dal governo, per mancanza del quorum. L'Iran, da parte sua, ha promesso che aiutera' l' Iraq a combattere il "terrorismo" e l'offensiva "selvaggia" dei miliziani qaedisti. Il presidente Hassan Rohani, non ha precisato pero' quale tipo di sostegno militare sara' fornito al governo iracheno, a cui e' unito dalla comune matrice religiosa sciita. Anche Washington sta valutando se utilizzare i droni per attaccare i miliziani come fatto nello Yemen contro Al Qaeda nella penisola arabica. Una richiesta in questo senso, ha rivelato il Wall Street Journal, era arrivata da Maliki gia' un mese fa in via riservata agli Usa di prendere in considerazione l'invio di droni contro i qaedisti. Ora l'avanzata jihadista riapre i giochi e soprattutto evidenza come i conflitti in Iraq e Siria possano riscrivere tutta la mappa del Medio Oriente.   OBAMA: PRESTO AZIONI MILITARI Gli Usa sono "pronti ad azioni militari quando sono minacciati gli interessi della sicurezza nazionale" del Paese. Lo ha detto il presidente Barack Obama a proposito della crisi irachena, spiegando che gli Usa "guardano a tutte le opzioni". In particolare, ha aggiunto il capo della Casa Bianca, "ci saranno a breve termine azioni militari da fare necessariamente in Iraq". Gli Usa, ha detto il presidente, "hanno interesse che i jihadisti non guadagnino terreno in Iraq".

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