Esteri

Renzi-Abe La diplomazia è giapponese

Partirà da Bruxelles domani dal G7, e arriverà di sera all’aeroporto di Fiumicino. Per il giorno dopo è previsto l’incontro con Papa Francesco: poi il pranzo e la tavola rotonda con il Presidente del...

Partirà da Bruxelles domani dal G7, e arriverà di sera all’aeroporto di Fiumicino. Per il giorno dopo è previsto l’incontro con Papa Francesco: poi il pranzo e la tavola rotonda con il Presidente del Consiglio Renzi. Solo il 7 è prevista la partenza per Tokyo. A presentare il programma il ministro dell’Ambasciata giapponese Fukushima, in un pranzo-stampa organizzato ieri a Roma. Il protagonista è il Primo ministro giapponese Abe che, da circa un quin- quennio (dal G8), manca dalla Capitale. Si parlerà di politica, economia e pace nel mondo (ma anche di cultura: «il cibo giapponese è diventato patrimonio dell’Unesco», ha ricordato Fukushima). Il periodo è molto delicato per Abe: in Giappone si discute sulla Costituzione, e non è passato molto tempo dalla sua visita al monumento ai caduti, di cui ha parlato tutta la stampa internazionale. Inoltre, nel 2016, si brinda anche il 150esimo anniversario dall’apertura delle relazioni diplomatiche tra italia e Giappone. Relazioni che sono state rafforzate dal summit all’Aja sulla sicurezza nucleare nel quale, Abe, diede il suo sostegno proprio a Matteo Renzi. Sono rapporti di amicizia tra Nazioni, apristrada dei quali è stata, anche la diplomazia dell’ex premier Letta: è da un anno, come ricordato dalla Farnesina, che si attende la visita del Primo ministro giapponese. Nella diplomazia c’è sempre un po’ di colore: famose sono rimaste le visite di Hillary Clinton e Barack Obama. Un affezionato alle politiche e alla cultura giapponesi è, per l’appunto, proprio il Presidente degli Stati Uniti, proprio una manciata di settimane ha vestito abiti «orientali». La prima, seppur rigorosissima nel protocollo, salutò con una stretta di mano la famiglia dell’imperatore. La foto del secondo fece il giro del mondo, visto che alle maniere occidentali preferì un rispettosissimo inchino. Le «polemiche», ovvio, furono concentrate tutte sulla stampa Usa.

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