Un generale per mettere ordine in Libia. È Khalifa Haftar un passato da fedelissimo di Gheddafi, caduto in disgrazia nel 1989 dopo la disastrosa avventura in Ciad, fuggito negli Usa e da allora considerato uomo della Cia. Haftar che gode di molto seguito tra le forze armate libiche ha deciso di spazzar via le milizie, in particolare quelle jihadiste. Venerdì l'attacco alla loro roccaforte a Bengasi. Ieri ha puntato su Tripoli, assaltando il Parlamento, per cancellare il debole governo libico. Stamani un colonnello, che ha detto di parlare a nome dell'esercito, ha annunciato in tv la "sospensione" del Congresso nazionale generale (Cng, Parlamento) libico. Il colonnello Mokhtar Fernana ha detto di essere il comandante della polizia militare e ha letto un comunicato su due reti private televisive. "Noi, membri dell'esercito e rivoluzionari (ex ribelli) annunciamo la sospensione del Cng". Il governo libico nella tarda serata di ieri aveva detto che il bilancio degli scontri seguiti all'attacco del Parlamento a Tripoli era di due morti e di 55 feriti. In un comunicato il ministro della giustizia libico Salah Al-Marghani aveva sottolineato che gli scontri di Tripoli "non hanno alcun collegamento reale" con l'offensiva lanciata venerdì dall'ex generale Khalifa Haftar contro gruppi di islamisti radicali a Bengasi, nell'est del Paese, definita dalle autorità un tentativo di colpo di Stato. Da meno di quindici giorni la Libia ha un nuovo premier. Ahmed Miitig è stato nominato per porre fine al caos e all'anarchia ma da molti (anche tra la popolazione civile) è considerato troppo vicino ai fondamentalisti islamici. E comunque finora è stato incapace di limitare scorrerie e violenze di una miriade di gruppi fuori controllo ma tutti pesantemente armati. A sostenere l'offensiva dell ex generale Haftar anche le milizie di Zintan arrivate in forze a Tripoli. Sono le brigate che tengono prigioniero il figlio del defunto Muammar Gheddafi, Saif al-Islam, e che si sono sempre rifiutate di consegnarlo a Tripoli. E sono noti fin dall'inizio della rivolta nel 2011 per la loro decisa opposizione al fondamentalismo islamico. Il possibile collegamento tra le milizie di Zintan e il generale "pensionato" Khalifa Haftar potrebbe essere proprio la lotta all'integralismo islamico che a Bengasi ha la sua punta di diamante nell'organizzazione jihadista Ansar al-Sharia, inserita dagli Usa nella lista delle organizzazioni terroristiche con più che probabili collegamenti con la rete di al Qaida. Proprio la determinazione anti-qaedista potrebbe essere all'origine del sostegno ottenuto da Haftar da frange dell'esercito che nell'est gli hanno messo a disposizione aerei, elicotteri e armi pesanti. Oltre a un imprecisato numero di alti ufficiali e soldati che si sono autodefiniti "Esercito nazionale libico", associandosi al suo proclama: "Non molleremo finché non avremo raggiunto i nostri obiettivi". Cioè difendere "il popolo, dai terroristi ... Non voglio il potere. Ho solo risposto agli appelli della popolazione" stremata da più di tre anni di guerra. Al termine di una giornata di tensione e violenti scontri nel Paese nordafricano, dall'Italia si è levata la voce preoccupata del ministro degli esteri Federica Mogherini: "Prima che la situazione sfugga a ogni controllo e la Libia imbocchi la strada della conflittualità in modo irreversibile - ha detto - la comunità internazionale, dall'Unione Europea all'Onu, deve mobilitare tutti gli strumenti della diplomazia affinché la transizione verso la democrazia si compia con successo, con il coinvolgimento di tutte le parti". Washington ieri sera ha fatto rientrare in patria l'ambasciatrice Deborah Jones.
In Libia torna l'incubo della guerra civile
Assalto al Parlamento di militari guidati dall'ex generale Haftar. E un portavoce dell'esercito annuncia la "sospensione" del Congresso nazionale generale Tobruk, paura per gli immigrati italiani
