«Non ci sono parole per descrivere come mi sento stanotte. Prometto alle famiglie dei passeggeri e dell’equipaggio che le ricerche continueranno». Con un messaggio inviato tramite Twitter il Ministro dei Trasporti malese Hussein Hishammuddin fa capire che non smetterà di cercare la verità sull’aereo scomparso. E la verità la vuole pure la Cina che ha chiesto alla Malaysia «tutte le informazioni e le prove» che hanno portato alla conclusione secondo cui il volo MH370 sia precipitato nell’Oceano Indiano. «Prestiamo molta attenzione ai dati forniti e proseguemo nelle ricerche», ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri Hong Lei. Per sapere cosa è successo sul Boeing 777 della Malaysia Airlines bisognerà recuperare la scatola nera, dove sono registrati i dati del volo e le conversazioni dei piloti con gli uomini-radar. La «black box» può resistere ad esplosioni e trasmette dati per trenta giorni pure se immersa in mare a migliaia di metri di profondità. «Gli Stati Uniti invieranno un localizzatore di scatole nere», ha fatto sapere il comando delle Forze armate Usa per il Pacifico e l’Oceano indiano. Il Towed Pinger Locator viene trascinato sotto un’imbarcazione che si muove a bassa velocità e ha una grande capacità di ascolto. «Può rilevare il segnale inviato dalla scatola nera fino a una profondità di 6.100 metri», ha spiegato il comandante della Settima flotta statunitense Chris Budde. La Francia invece si prepara ad inviare un sottomarino alla ricerca dei rottami del B777. Ma l'area in cui sarebbe precipitato è molto vasta. A complicare le ricerche c’è il ciclone tropicale Gillian che ha scatenato venti violentissimi e agita il mare. Il maltempo, sostengono i meteorologi, continuerà per altri due giorni, poi il clima migliorerà.
La Cina «Vogliamo le prove del disastro»
«Non ci sono parole per descrivere come mi sento stanotte. Prometto alle famiglie dei passeggeri e dell’equipaggio che le ricerche continueranno». Con un messaggio inviato tramite Twitter il...
