Censura. Alle minacce del premier turco Recep Tayyip Erdogan di chiudere Twitter sono seguiti i fatti. Il social network in Turchia non è più navigabile. Solo poche ore più tardi è stato registrato un nuovo dominio che ha l'aria di essere un tentativo semiserio di sostituirlo. Si tratta di "Mwitter", il cui nome è stato ispirato proprio dalle frasi di Erdogan. «Twitter, mwitter kokunu kaziyacagiz», ha detto il premier ieri in un comizio. Una frase che può essere tradotta all'incirca con: «Sradicheremo Twitter e tutto il resto». Non si sa se il sito sia stato registrato da avversari di Erdogan intenzionati a prendersi gioco di lui o da suoi seguaci. Sul sito per ora appare un'unica frase, che dice: «Dicci di chiudere e noi lo faremo, Padrone. Siamo pronti». Il portavoce di Twitter, Nu Wexler, fa sapere che la compagnia sta indagando sul caso, senza precisare se in Turchia sia avvenuto un blackout del sito. Tramite il suo account policy, Twitter aveva precedentemente pubblicato un messaggio rivolto agli utenti turchi in cui spiegava loro che potevano postare tweet tramite l'invio di sms a un numero indicato. Non è chiaro tuttavia se in questo modo i brevi messaggi siano in qualche modo visibili dall'interno del paese. La vice presidente della Commissione europea, Neelie Kroes, critica il blocco dell'accesso. In un post pubblicato sul suo account scrive The Twitter ban in #Turkey is groundless, pointless, cowardly. Turkish people and intl community will see this as censorship. It is. — Neelie Kroes (@NeelieKroesEU) 20 Marzo 2014 (La chiusura di Twitter è un atto infondato, privo di scopo e codardo. Il popolo turco e la comunità internazionale lo considereranno censura e lo è)
Turchia, Erdogan chiude Twitter
Poche ore dopo l'oscuramento del sito, compare "Mwitter". Un tentativo semiserio di sostituire il social network
