Esteri

Il simulatore del pilota all’esame dell’Fbi

Nel computer la base Usa vicino alle Maldive

Le Maldive e la base aerea di Diego Garcia dove sono decollati diretti i bombardieri diretti in Iraq e Afghanistan nel simulatore di volo che il comandante del Boeing 777 della Malaysia Airlines Ahmad Shah Zaharie si era costruito in casa. Lui, patito del volo, si esercitava anche a casa ad atterrare in situazioni di emergenza. Nel computer sequestrato sabato scorso dalla polizia nel villino a Shah Alam dove Zaharie vive sono state inserite anche piste in India e nello Sri Lanka. Tutti luoghi che si trovano lungo il «corridoio sud» dove i soccorritori stanno concentrando le ricerche del volo Kuala Lumpur-Pechino scomparso l’8 marzo scorso. Disegnando un arco sul mappamondo, in base all’ultimo «bip» captato alle 8.11 dal satellite Inmarsat, si può osservare che copre proprio queste tre nazioni e in fondo, nel cuore dell’Oceano Indiano, fa capolino Diego Garcia, atollo dell’arcipelago delle Changos. Dal 1976 l’isola ospita una base militare della United States Navy con annesso aeroporto. Il Regno Unito, che ha inserito l’atollo fra i Territori britannici d’Oltremare, ha affittato l’area agli Stati Uniti fino al 2016. Lo scalo, attrezzatissimo, è ancora di salvataggio per i piloti che si trovano in difficoltà sorvolando l’oceano. «Parte dei dati del computer dove Zaharie ha installato il simulatore sono stati cancellati il 3 febbraio scorso», ha spiegato ieri il ministro dei Trasporti e della Difesa della Malesia Hussein Hishammuddin. «Stiamo tentando di recuperare i file», ha annunciato il ministro dell’Interno malese Ahmad Zahid Hamidi, sottolineando che «al pilota del B777 non viene imputata alcuna responsabilità». Dirottamento e sabotaggio sono le piste principali su cui sta indagando la polizia. Ma il fatto che la base Usa di Diego Garcia appaia nel pc del comandante ha spinto l’Fbi ad interessarsi alla scomparsa del jet. Secondo la televisione britannica Bbc gli 007 a stelle e strisce starebbero concentrando l’attenzione proprio sul simulatore, che potrebbe essere inviato nei laboratori Fbi a Quantico, in Virginia, per cercare di recuperare i dati cancellati dall’hard disk. Gli Stati Uniti hanno offerto anche aiuto attraverso l’Istituto oceanografico, la cui esperienza consentì di localizzare nel 2009 i rottami dell’A330 di Air France precipitato nell’Atlantico durante il volo da Rio de Janeiro a Parigi. La Malesia non ha ancora accettato l’offerta americana. La polizia delle Maldive ha intanto avviato un’inchiesta sulle notizie del presunto avvistamento dell’aereo nei cieli dell’isola di Kuda Huvadhoo. «Il jet notato alle 6.15 dell’8 marzo era bianco con strisce rosse, come appunto gli aerei della Malaysia Airlines», ha affermato il capo del comando per la sicurezza aerea, colonnello Mohamed Ziyad. «Testimoni confermano che stava volando molto basso, da nord verso sudest e ricordano il fortissimo rumore dei motori». Non è sicuro che possa essere stato il volo MH 370 svanito nel nulla con 227 passeggeri e 12 membri di equipaggio, ma la rotta è compatibile se l’aereo (che viaggiava con il trasponder spento) si fosse infilato nel corridoio sud. I controlli delle registrazioni radar eseguiti nel «corridoio nord» da Cina, Khazakistan e dagli altri paesi che attraversa non hanno dato alcun esito. Per questo aerei e navi di Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti insistono a perlustrare l’Oceano Indiano. In particolare un’area vasta 305mila chilometri quadrati. Le ricerche proseguono inoltre nel Golfo del Bengala e nello Stretto di Malacca anche con l’ausilio di un robot subacqueo per individuare i segnali trasmessi dalla scatola nera, nell’ipotesi in cui il Boeing sia precipitato in mare. A Pechino i familiari dei 153 passeggeri cinesi hanno accusato la Malesia di «nascondere notizie utili al ritrovamento dell’aereo».

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