Esteri

Lite tra governi, 007 impiccioni e radar ciechi

Si prega, si cerca e si litiga. La caccia all’aereo scomparso è come un diamante a più facce dove ognuna non dialoga con l’altra. A pregare, nella moschea vicino all’aeroporto di Kuala Lumpur insieme...

Si prega, si cerca e si litiga. La caccia all’aereo scomparso è come un diamante a più facce dove ognuna non dialoga con l’altra. A pregare, nella moschea vicino all’aeroporto di Kuala Lumpur insieme a centinaia di fedeli dell’Islam, è stato ieri il premier malese Mohammad Najib Abdul Razako. La polizia del paese asiatico sta raccogliendo dati, ascoltando testimoni. Con le autorità aeronautiche ha perfino ricostruito al simulatore il volo MH370, dal decollo al momento dell’ultimo avvistamento da parte del satellite Inmarsat, per capire dove potrebbe essere finito. In una settimana di investigazioni si è scoperto che una buona porzione dei cieli sul Golfo del Bengala non viene vista dai radar ed lì che potrebbe essersi infilato il B777 della Malaysia Airlines l’8 marzo per raggiungere l’Asia centrale, soprattutto se dirottato. L’India, piccata dall’appunto che i propri radar militari a Calcutta sarebbe «ciechi» per quanto riguarda la parte orientale del Golfo del Bengala, s’è ritirata dalle ricerche. Ricerche in cui restano comunque coinvolti 26 stati. Compresa la Francia, che ieri ha inviato a Kuala Lumpur gli esperti di aviazione del Bureau d’Enquêtes et d’Analyses pour la sécurité de l’aviation che nel 2009 si occuparono del ritrovamento del volo 447 dell’Air France precipitato nell’Oceano Atlantico. Il premier cinese Li Keqiang ha chiamato l’omologo malese Najib Razak, per chiedere che vengano messi a disposizione di Pechino i dettagli dell’inchiesta, visto che 153 dei 227 passeggeri sono cinesi. Gli Stati Uniti vorrebbero addirittura guidarla l’inchiesta seppure a bordo c’era un solo americano, l’ingegnere Ibm Philip Wood (gli altri due viaggiatori statunitensi erano bambini cinesi con passaporto Usa). C’erano però altri venti ingegneri cinesi, specializzati di guerre elettroniche, che lavorano per la texana Freescale Semiconductor. All’Fbi piacerebbe tanto metter le mani sulle indagini. I malesi non cedono. La Gran Bretagna dà ragione all’ex colonia: «La convenzione di Chicago del 1944 stabilisce che l’inchiesta viene condotta dalla nazione dove è accaduto l’incidente».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.