Il premier ucraino Arseni Iatseniuk dichiara: "La Russia ci ha dichiarato guerra, siamo sull’orlo del disastro. Noi esortiamo il presidente Putin a ritirare le sue forze armate dall’Ucraina. Nel frattempo l’esercito di Mosca ha iniziato l’assalto a un reparto della Marina militare ucraina a Sebastopoli, in Crimea. Un ufficiale ucraino inviato per trattare è stato preso prigioniero. Un migliaio di uomini armati ha circondato una base della Guardia di frontiera ucraina, nel sud della Crimea. Lo ha riferito il ministero della Difesa ucraino, aggiungendo che 20 camion sono stati posizionati lungo il perimetro dell'edificio, che ospita la 36ma Brigata delle guardie di frontiera. Nato. L'Alleanza Atlatica ha intinato a Mosca di "fermare le sue attività militari e le sue minacce" contro l'Ucraina. La Nato, ha sottolineato Rasmussen, "sostiene l'integrità territoriale e la sovranità dell'Ucraina", così come il "diritto dei suoi cittadini di decidere il loro futuro senza ingerenze esterne". L'ex repubblica sovietica, ha ricordato il segretario generale, "è nostro vicino e un partner prezioso. Chiedo alle due parti di proseguire con tutti gli sforzi per uscire da questa situazione pericolosa e in particolare - ha concluso Rasmussen - lancio un appello alla Russia affinché riduca le tensioni" con il Paese vicino. Il Papa. Sulla crisi, interviene anche Papa Francesco: l’Ucraina, dice nell’Angelus, «sta vivendo una situazione delicata. Mentre auspico che tutte le componenti del Paese si adoperino per superare incomprensioni e costruire insieme il futuro della nazione, rivolgo alla comunità internazionale un accorato appello: sostenga ogni iniziativa per dialogo e concordia». Onu. Il segretario generale Onu Ban Ki-Moon telefona in mattinata al presidente russo Vladimir Putin che è categorico nelle sue posizioni: "La Russia non potrà non essere coinvolta e farà ricorso a qualsiasi misura necessaria, nel rispetto del diritto internazionale, qualora ci sarà una qualsiasi forma di escalation di violenze contro la popolazione russofona delle regioni orientali dell'Ucraina e della Crimea". Entrambe le parti hanno sottolineato la necessità di prevenire una ulteriore escalation della crisi in Ucraina. Putin ha parlato al telefono anche con il presidente francese Fancois Hollande, su iniziativa di quest'ultimo, a cui ha parlato della sua valutazione della situazione in Ucraina sottolineando che "vi è una minaccia reale per le vite dei cittadini russi e dei nostri compatrioti". I due presidenti hanno poi scambiato le loro opinioni sui modi possibili per risolvere la situazione in Ucraina e hanno concordato di proseguire i loro contatti. Anche la telefonata con Obama è avvenuta, precisa Mosca, su iniziativa del presidente americano. In risposta alle preoccupazioni di Obama sulla possibilità dell'uso delle forze russe in territorio ucraino, Vladimir Putin ha denunciato al presidente americano le azioni criminali e provocatorie da parte degli ultranazionalisti che sono di fatto sostenuti dalle autorità al governo a Kiev. Anche con Obama Putin ha parlato della minaccia reale alla vita e al benessere dei cittadini russi e dei molti compatrioti che attualmente si trovano in territorio ucraino. Come con il segretario generale dell'Onu, anche con Obama Putin ha sottolineato che nel caso di una qualsiasi ulteriore violenza nell'est dell'Ucraina e in Crimea, la Russia si riserva il diritto di proteggere i suoi interessi e quelli della popolazione russofona che vive in quelle regioni. La Farnesina. Nel pomeriggio si terrà a Palazzo Chigi una riunione sulla crisi ucraina con il presidente del Consiglio,Matteo Renzi, e i ministri degli Esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti. Lo ha confermato un comunicato della Farnesina, spiegando che la riunione servirà a preparare la posizione italiana in vista del Consiglio Affari Esteri dell'Ue in programma domani a Bruxelles. Il ministro Mogherini, sottolinea il comunicato, "segue con attenzione l'evolversi della situazione in Crimea e nel sud-est dell'Ucraina ed è impegnata, con tutto il governo, a scongiurare un ulteriore precipitare degli avvenimenti". Prima del summit a Palazzo Chigi, la Mogherini presiede una riunione tecnica alla Farnesina per fare il punto sulla situazione in Ucraina, anche alla luce di quanto emerso da un suo contatto telefonico della mattinata con il collega tedesco, Walter Steinmeier, e dalla "conference-call" che ha avuto ieri sera con il Segretario Stato americano, John Kerry, l'Alto Rappresentante per la politica estera europea Carherine Ashton e altri colleghi europei. Il ministro Mogherini è in continuo contatto con gli ambasciatori a Kiev, Mosca e Washington ed i Rappresentanti Permanenti presso la Nato, l'Ue e le Nazioni Unite. Riservisti. L' Ucraina ha richiamato tutti i riservisti e ha mobilitato le sue forze armate perché siano il prima possibile pronte al combattimento: lo ha riferito il segretario del Consiglio di sicurezza, Andriy Paruby, massimo responsabile della sicurezza di Kiev. Paruby ha anche riferito che è stato ordinato al ministero degli Esteri di richiedere a Gran Bretagna e Stati Uniti di farsi garanti della sicurezza dell' Ucraina. Circa 12 mezzi militari russi, con a bordo soldati e mitragliatrici, si trovano sulla strada che da Sebastopoli porta a Sinferopoli. Il convoglio militare - che conta centinaia di soldati - è diretto verso la capitale della Crimea. Insieme ai mezzi corazzati ci sono anche due ambulanze. Kerry. Il segretario di Stato Usa John Kerry ha minacciato sanzioni contro la Russia per "isolare" Mosca a causa dell'escalation di tensione con l' Ucraina in Crimea. Ospite del programma della Cbs 'Face the Nation', Kerry ha ribadito che se la Russia non fermera' le sue azioni in Crimea ci saranno "serie conseguenze" sia con gli Usa che con gli altri Paesi occidentali e ha spiegato che Washington sta valutando sanzioni come il "blocco dei visti" per gli esponenti del governo russo, il "congelamento dei beni e l'isolamento commerciale". Gli Usa e alcuni altri Paesi, ha avvertito il segretario di Stato, "sono preparati ad andare fino in fondo per isolare la Russia". Mosca, ha spiegato, "puo' fare della scelte che possono disinnescare la crisi". Mosca, ha accusato Kerry, "si sta comportando come nel IX Secolo, invadendo un altro Paese con un pretesto completamente inventato". La Russia rischia anche l'esclusione dal G8. E' il pesante avvertimento di Kerry mentre la Gran Bretagna e la Francia hanno deciso di "sospendere" la partecipazione alle riunioni preparatorie per il vertice del G8 in programma a giugno a Sochi, sul Mar Nero. Putin "non avrà il G8 a Sochi e potrebbe anche essere escluso" dal gruppo delle 8 principali potenze del pianeta se le azioni di Mosca continueranno. Assalto alle armi. Intanto, in Crimea militari russi hanno sequestrato tutte le armi in una base radar e in un'accademia della Marina militare ucraina: lo ha reso noto fonti del ministero della Difesa di Kiev, spiegando che i russi hanno esortato il personale delle due strutture a schierarsi con quelli che hanno definito i legittimi leader della penisola. Dalla base radar di Sudak sono stati portati via fucili, pistole e munizioni, caricati su un'auto. Armi sono state prelevate anche dalla struttura per l'addestramento della Marina a Sebastopoli, la città sul Mar Nero che ospita una base della Flotta russa. Niente scherzi. È il più grande scontro tra Russia e Occidente dai tempi della Guerra fredda. L’Ucraina non è la Georgia. Questa volta si fa sul serio. Putin vuole la Crimea e chissà se si accontenterà solo di quella. Il sì all’unanimità del Parlamento russo dà al governo la possibilità di schierare truppe in un Paese di 46 milioni di persone nel giardino dell’Europa, mentre Mosca chiede al presidente di richiamare in patria l’ambasciatore russo negli Stati Uniti. Ma le decisioni dello zar si fanno attendere. Temporeggia. Il segretario alla Difesa americano, Chuck Hagel e il collega russo, Sergei Shoigu si sentono al telefono. È un gioco di specchi. Occhi indiscreti vedono uscire dalla Casa Bianca il capo Cia John Brennan, il direttore della National Intelligence James Clapper e il generale Dempsey segno che qualcosa si sta muovendo. La volontà russa di forzare la mano è arrivata dopo la formale richiesta del neo-primo ministro del governo autonomo filo-russo in Crimea, Sergiy Aksyonov, di intervenire per aiutare a ristabilire la calma e la pace sulla penisola. Immediata la reazione del presidente a interim dell’Ucraina, Oleksander Turchinov, che ha convocato una riunione d’emergenza dei vertici della sicurezza dello Stato. Uno dei leader della vittoriosa rivolta ucraina, Vitali Klitschko, ha chiesto al Parlamento di mobilitare l’esercito (che è in stato di allerta). Ma non si muove nulla neppure da questa parte. È una partita a scacchi in cui si inserisce il segretario generale Onu, Ban Ki-Moon, che si dice molto preoccupato per la situazione in Ucraina e che ha in programma un colloquio telefonico con il presidente russo. Domani a Bruxelles si vedranno i ministri degli Esteri dell’Unione europea. Nella serata di ieri, in una telefonata di 90 minuti il presidente russo Vladimir Putin ha detto al presidente Usa Barack Obama che «Mosca si riserva il diritto di proteggere i suoi interessi e gli interessi dei russi se ci fossero violenze in Crimea e nell’Ucraina dell’est». Obama ha ribadito che gli Usa «condannano l’intervento militare e che gli Stati Uniti non parteciperanno alle prossime riunioni preparatorie per il G8». Le dichiarazioni di Obama non sono state incoraggianti. Per molti, mai l’Occidente si è mostrato così debole. Anche qui si prende tempo. Segue la questione da Kiev l’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili. Nel 2008 il suo Paese fu occupato da Mosca con le stesse dinamiche. A dicembre volò a Kiev e da allora cerca di sostenere i vertici dell’opposizione ora al potere. Saakashvili negli anni ha coltivato un’amicizia con l’ex presidente George W. Bush e ha sostenuto l’invasione statunitense dell’Iraq per conquistarsi la fiducia di Washington. Una delle prime cose fatte dall’amministrazione Obama, una volta eletta, è stato lanciare un reset nelle relazioni con la Russia per smussare le tensioni della guerra georgiana e da allora il presidente non avrebbe più accettato chiamate da Misha, come tutti informalmente chiamano Saakashvili. Tagliato fuori. «Questa volta - dice il georgiano - gli Stati Uniti dovrebbero adottare una linea più ferma». Saakashvili è deciso e il suo odio per Putin è profondo. È abituato a lottare. Lo ricorda il ciondolo che da qualche anno porta intorno al collo. Nel metallo è inciso un motto di Churchill: «Non mollare mai».
Putin prepara la guerra e Kiev richiama i riservisti
Kerry: "Il G8 a Sochi rischia di saltare e la Russia potrebbe essere esclusa dal gruppo delle 8 principali potenze del pianeta se le azioni dovessero continuare"
