Esteri

Tensione alle stelle tra Kiev e Mosca

Yanukovich: sono il legittimo presidente

KIEV La tensione in Crimea ha conosciuto una nuova impennata, con l'occupazione di due aeroporti da parte di miliziani filo-russi, proprio nel giorno in cui è tornato a farsi vivo il deposto presidente ucraino, Viktor Yanukovich, che ha promesso di lottare contro i «golpisti» al potere a Kiev. La giornata in Crimea si è aperta con i due principali aeroporti della penisola ribelle occupati: quello internazionale di Sinferopoli, la capitale, da milizie di autodifesa russe, quello militare di Belbek, presso Sebastopoli, il porto a statuto speciale che ospita la base della Flotta russa del Mar Nero, forse addirittura da militari russi. Nel pomeriggio Kiev ha fatto sapere che gli scali erano tornati sotto il controllo delle forze di sicurezza, ma in serata la situazione era di nuovo critica. Lo scalo di Belbek sarebbe sotto il controllo di 400 miliziani filo-russi armati di kalashnikov che «hanno occupato la pista, bloccando tutti gli aerei», ha riferito una fonte. Milizie pattugliano anche l'aeroporto internazionale di Sinferopoli che sembrava fosse tornato sotto il controllo delle autorità ucraine. I voli da Kiev sono stati bloccati. In serata è stato chiuso lo spazio aereo sulla Crimea e cancellati tutti i voli anche per oggi. Centinaia di manifestanti filo-russi hanno manifestato a Sinferopoli e si sono riuniti all'esterno del palazzo del Parlamento E nella città portuale di Sebastopoli, sede del quartier generale della Flotta russa, 40 cosacchi hanno strappato la bandiera ucraina dal municipio, acclamati da centinaia di sostenitori. Le nuove autorità ucraine hanno denunciato una vera e propria «invasione», «un'occupazione armata» compiuta «in violazione di tutti gli accordi e le norme di diritto internazionale» e ha chiesto a Londra e Washington di garantirne la sovranità, ottenendo l'assicurazione del «pieno sostegno» da parte del vicepresidente Usa, Biden. Il ministero degli Esteri di Kiev ha accusato Mosca di aver violato il proprio spazio aereo e i termini dell'accordo con cui è stato concesso l'utilizzo della base di Sebastopoli. Poi sono arrivate le parole di Yanukovich nella conferenza stampa di Rostov sul Don, in Russia, dove era atterrato giovedì notte con il suo jet privato scortato da caccia russi «perché qui vive un mio amico». Il deposto presidente ha detto «sono io il presidente in carica», ha chiesto «scusa ai veterani e al popolo ucraino per quello che è successo» perché «non ho avuto abbastanza forza per mantenere la stabilità» e ha promesso di «lottare» per sconfiggere i «giovani neofascisti» che lo hanno costretto a fuggire minacciandolo. Ha fatto sapere che non si candiderà alle presidenziali di maggio, che giudica «llegittime», e ha sferzato persino l'alleata Russia: pur auspicando che la Crimea resti parte dell'Ucraina e che non ci siano interventi militari, si è detto stupito del «silenzio» di Putin e ha detto che «la Russia deve agire». Yanukovich ha spiegato che le azioni dei miliziani filo-russi in Crimea sono una reazione naturale al golpe di Kiev, ma ha insistito che la penisola autonoma «deve restare parte dell'Ucraina». Il presidente deposto ha tuttavia assicurato che non intende chiedere aiuto militare alla Russia: «Credo - ha detto -che ogni azione militare in questa situazione sia inaccettabile, qualsiasi. Non ho intenzione di chiedere un sostegno militare». Putin, in una serie di telefonate con i leader occidentali, ha affermato che «bisogna evitare ogni ulteriore escalation di violenza», auspicando «una stabilizzazione il prima possibile». La Procura di Kiev ha anticipato che chiederà l'estradizione di Yanukovich dalla Russia e ha spiccato mandati di arresto per una decina di figure di spicco del regime. Anche se ha negato di avere «conti bancari all'estero», Austria, Svizzera e Liechtenstein hanno annunciato di aver congelato i beni suoi e di una ventina di altri ex dirigenti, tra cui il figlio di Yanukovich, Oleksandr.

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