Esteri

Renzi: «I marò presto a casa»

Il premier incontra e rassicura le mogli dei militari Indiani divisi: le autorità si accusano per il «pasticcio»

Mentre l’Italia fa quadrato attorno ai suoi marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ingiustamente bloccati in India da oltre due anni, con il presidente del Consiglio appena nominato che vuole «risolvere la vicenda con senso dell’onore», le autorità indiane appaiono divise e si scambiano l’accusa di aver combinato «un pasticcio». In tutti i momenti dell’insediamento del governo Renzi la vicenda dei marò ha avuto una parte centrale. Ieri, durante le fasi della fiducia a Montecitorio Elio Vito, deputato di Forza Italia e presidente della commissione Difesa, in aula ha dedicato il suo intervento, per la quasi totalità, ai due marò: «Parlerò subito della cosa che più mi sta a cuore - ha esordito Vito - la vicenda dei nostri due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che si stanno comportando con grande senso dell’onore e di responsabilità...». Poco dopo la risposta di Renzi: «Il senso dell’onore cui ha fatto riferimento richiede dal nostro governo un identico senso dell’onore che non mancherà, nel tentativo di risolvere rapidamente la vicenda», ha detto il premier. Matteo Renzi ieri ha iniziato la sua lunga giornata incontrando le mogli dei due marò, Vania Ardito Girone e Paola Moschetti. Anche i ministri degli Esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, ieri alla Camera hanno incontrato le partner dei marò esprimendo «la determinazione di tutto il Governo a fare tutto il possibile per riportare in Italia i due fucilieri di marina». Vania Ardito Girone e Paola Moschetti, alla vigilia di un nuovo viaggio a Delhi, hanno espresso soddisfazione per il loro pieno, immediato coinvolgimento nella gestione di questa delicata fase, sperando, da parte delle istituzioni, in un atteggiamento «di responsabilità ed un messaggio forte e univoco volto non a sterili e controproducenti polemiche, ma unicamente alla soluzione positiva della vicenda». Rassicuranti e decise le parole dell’inviato Staffan de Mistura: «Devono tornare in Italia. Su questo il governo non mollerà mai», ha detto partecipando ieri al Vittoriano all’inaugurazione della mostra di Massimo Sestini, con le foto del calendario 2014 della Marina Militare, esposizione dedicata ai marò. «Siamo arrivati a un punto in cui la comunità internazionale è giustamente mobilitata - ha aggiunto De Mistura - L’incidente è avvenuto in acque internazionali e i due fucilieri facevano il loro dovere su comando della nostra Marina Militare in acque internazionali. Quindi la soluzione non può che essere internazionale». Gli indiani, «grazie alla pressione delle autorità italiane hanno capito che l’uso della legge antiterrorismo era ed è totalmente inaccettabile. Ma non basta. C’è ancora la Nia - rileva il delegato del governo - la polizia antiterrorismo che non può essere coinvolta, e poi c'è ancora la minaccia di un processo. I militari italiani se dovessero essere mai un giorno giudicati vanno giudicati in Italia». Le autorità indiane appaiono molto divise. Se da un lato il grande Paese intende far parte a buon diritto della comunità internazionale, osservando le sue leggi, c’è anche chi si ribella al riconoscimento, da parte del governo, della non applicabilità della legge antipirateria a due militari in missione di pace. L’ex segretario del ministero dell’Interno R. K. Singh, che ora milita nel partito della destra indiana, che guida l’opposizione, ha pubblicamente accusato il governo indiano: «È stato troppo generoso con i due marò italiani, rimuovendo la legge antiterrorismo, il Sua Act, dai capi d’imputazione». Il governo, ha detto, «sta agendo come gli avvocati della difesa». Citato dal Deccan Herald, Singh ha anche respinto le accuse rivoltegli dal ministro degli Esteri, Salman Kurshid, di aver creato il grande pasticcio di affidare le indagini alla Nia, la polizia antiterrorismo. Il portavoce del medesimo dicastero, Syed Akbaruddin, ha affermato che i due marò «saranno processati in India, sulla base delle leggi indiane - ha detto - Non si tratta di una questione bilaterale, ma di cercare di assicurare che coloro che sono accusati di crimini contro cittadini indiani siano giudicati responsabili sulla base delle leggi indiane». Il quotidiano India Today, intanto, si interroga su cosa debba accadere adesso: «La Nia seguiva il caso, ma se viene lasciato cadere il Sua Act allora potrebbe intervenire un’altra agenzia. Se il caso sarà trasferito allora l’inchiesta ricomincerà. Non c’è dubbio che il governo ha sbagliato nella gestione della vicenda».

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