Un terremoto giudiziario ha investito, secondo la stampa indiana e le affermazioni di diversi autorevoli funzionari, il caso marò. Il governo di New Delhi fa dietrofront: non sarà più, infatti, la National investigation agency, l’Fbi indiana a cui erano state fino ad oggi affidate le indagini, a occuparsi del caso dei marò. «La Nia - ha spiegato il portavoce del ministero dell’Interno, K. S. Dhatwalia - non li perseguirà come deciso in precedenza. La decisione è stata rivista». Il procuratore generale indiano, Goolam E. Vahanvati, ha confermato che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone saranno processati, ma ha assicurato che il ministero dell’Interno ha escluso che possa essere applicata la pena di morte. La decisione di togliere il caso alla Nia arriva dopo il lungo braccio di ferro che ha contrapposto l’agenzia al governo italiano e alla difesa dei marò. La Nia, infatti, voleva incriminare i due militari sulla base del Sua Act, la legge indiana antiterrorismo e antipirateria che prevede la pena di morte per le uccisioni in mare e la notizia, se confermata, indicherebbe la vittoria delle «colombe» del ministero degli Esteri, da sempre aperto a soluzioni diplomatiche, nei cinfronti dei «falchi» degli Interni. Lunedì scorso la Corte Suprema indiana, alla quale si è appellata l’Italia per una equa risoluzione della vicenda, ha invitato i pubblici accusatori a prendere rapidamente una decisione relativa ai capi d'imputazione, attesi da due anni, fissando una nuova udienza per lunedì 10. A questo punto diviene non facile comprendere cosa potrebbe accadere e, soprattutto, chi e come potrebbe indagare e procedere nel caso. Di certo, da parte italiana, verrà chiesto il ritorno in patria dei marò in attesa di un eventuale processo. L’ultima mossa di New Delhi desta perplessità in Viplav Sharma, uno degli avvocati di Latorre e Girone: «Perché sottoporre i miei clienti a una nuova tornata di processi ed errori mentre sono detenuti?», ha spiegato. «Insistiamo - ha aggiunto - perché sia permesso loro di tornare a casa. Basta con i rinvii». Il rientro in patria dei due marò è infatti un’altra delle richieste che il governo italiano aveva avanzato, ma ad essa si era opposta fermamente proprio la Nia, ora estromessa dal procedimento. Quello che appare da queste notizie è che, senza l’utilizzazione della legge antipirateria e terrorismo, potrebbe venire meno il principale cruccio proprio di Latorre e Girone, cioè quello di essere giudicati come pirati. Essendo loro militari italiani impegnati proprio in una missione internazionale antipirateria.
Niente pena di morte per i marò
La stampa locale: non sarà applicata alcuna legge speciale Vince la «linea morbida» delle colombe di New Delhi
