Il destino di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone nella mani di un Grillo indiano. L’astro nascente della politica del Paese asiatico sfrutta la vicenda dei due fucilieri italiani per sbaragliare i partiti tradizionali e vincere le elezioni della prossima primavera. Arvind Kejriwal, leader del partito dell’Uomo comune, Aam Admi, ha vinto la tornata elettorale nello stato di New Delhi divenendo primo ministro dello stato della capitale. Ingegenre meccanico, 44 anni, Kejriwal ha fatto della lotta alla corruzione e della lotta senza quartiere ai vecchi partiti la sua bandiera. Idolatrato dalla stampa che ne appreza la sua disponibilità e i suoi temi controcorrente, Kejriwal sta facendo tremare i grandi partiti indiani che fino a oggi si sono spartiti il potere. Si dichiara anarchico e non teme paradossi nell’unire Proudhon a Ghandi. Come il comico genovese folgorato dalla politica, Arvind Kejriwal utilizza il web come un’arma di distruzione di massa. Una della sue campagne di successo ha visto la pubblicazione in Rete dei corrotti e appena assunta la carica di primo ministro dello stato di Delhi ha invitato i cittadini a “postare” nomi, foto e video di episodi che coinvolgono in fatti di corruzione politici, poliziotti e funzionari pubblici. Ha rinunciato ai benefit che la sua carica di premier dello Stato di Delhi gli assegnava. Il suo slogan scimmiotta quello del Grillo ligure: “La rivoluzione politica in India è iniziata”. “Il nostro compito è dare una spallata al sistema politico attuale e offrire un’autentica alternativa nelle elezioni parlamentari del 2014”, ha dichiarato il leader del Partito della ramazza visto che nel suo simbolo ha messo una scopa proprio a significare la voglia di spazzare via la vecchia classe politica. Ora il partito dell’Uomo qualunque è partito alla conquista del Parlamento e del governo. Una campagna elettorale tambureggiante che sta mettendo in crisi il partito di opposizione Bjp e il suo leader Narendra Modi che sperava in una vittoria a mani basse contro il Partito del Congresso di Sonia Ghandi. Infatti, mentre il partito di Modi punta alla nuova classe media emergente in India, il “Grillo con il turbante” spara a zero a tutto campo: è l’anti eroe per eccellenza e riceve consensi da tutte le classi della società indiana. Ne ha compreso il pericolo Rahul Ghandi, figlio di Sonia, che dopo la rinuncia alla politica del premier, ormai ottantunene, Manmohan Singh, è divenuto il candidato ufficiale nella tradizione di famiglia. L’ultimo rampollo della dinastia Nehru-Gandhi ha accettato con una certa riluttanza e ha visto giusto visto gli attacchi senza regole di Kejriwal. La pagina Facebook del Grillo indiano è intasata di attacchi alla famiglia Ghandi e la vicenda dei due marò italiani è al centro della campagna denigratoria. Così Latorre e Girone, loro malgrado sono motivo di scontro politico in India. I sostenitori del Grillo indiano accusano Sonia Ghandi e il suo partito di voler salvare i “loro fratelli” (i due militari italiani ndr) e lasciare impunito l’”omicidio” dei due pescatori indiani. E ancora: “Perché i soldati italiani hanno più diritti degli indiani?”. E il governo indiano non rischia di perdere le elezioni sui marò e non decide cercando di togliere all’anarchico grillino Kejriwal una dei suoi capi d’accusa. Poi ci sono le accuse di corruzione sempre in favore dell’Italia che vedrebbero coinvolti personaggi dell’entourage di Sonia Ghandi e del Partito del Congreso ora al governo. L’ultima trovata che ha fatto discutere l’opinione pubblica e messo in allarme gli industriali indiani è stata la richiesta di bloccare le autorizzazioni ai supermercati stranieri nella città indiane, andando contro le liberalizzazioni effettuate dai precedenti governi, poiché danneggerebbero i commercianti locali e i contadini.
Quel Grillo indiano che complica tutto
L'astro nascente della politica del Paese asiatico sta sfruttando la vicenda dei due fucilieri italiani per sbaragliare il sistema