«Il caso dei marò deve diventare una vertenza internazionale»: questo il pensiero di tutti coloro che stanno seguendo fattivamente la crisi diplomatica tra Italia e India dopo il fermo dei due fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Ma c’è chi, pur avendo contatti con il paese asiatico, di tutto parla meno che dei marò. Anzi, vista la «portata» economica dell’India risulta imbarazzato o addirittura infastidito dalla vicenda. Carlo Fidanza, eurodeputato di Fdi, denuncia come molte persone, dopo quasi due anni di carcerazione di Girone e Latorre, non abbiano in realtà cambiato il loro atteggiamento negli affari e punta il dito su un convegno tenuto ieri a Milano: «Questo meeting è l’ennesima provocazione, dopo il gran galà di venerdì e il concerto di domenica scorsi». «Doing business in India», promosso da una società di consulenza privata con il patrocinio di Unicredit e la partecipazione del console indiano di Milano, si è svolto tra critiche e proteste. «Siamo ancora in attesa di sapere se l’India ci farà la cortesia di non impiccare i nostri due marò - afferma Fidanza - e ci sono imprenditori, o presunti tali, che ancora se ne fregano e pensano ai loro squallidi interessi, a come continuare a fare affari in uno Stato che da due anni tiene illegalmente detenuti due soldati italiani minacciandoli della vita. La protervia e l’arroganza dell’India si rafforzano con la debolezza di una comunità nazionale, la nostra, che non riesce a mostrarsi unita nemmeno in momenti come questi». Fidanza, che ha attivamente partecipato alle proteste durante gli appuntamenti milanesi non ha esitato a definire «infastiditi» alcuni italiani che l’altro giorno sono intervenuti al ricevimento al Consolato dato in occasione della Festa Nazionale indiana. «E sono certo - prosegue - che in questi incontri nessuno dei politici e degli imprenditori pensa a parlare di Girone e Latorre». «D’altronde questi rampanti hanno avuto ottimi esempi nel governo Monti che scelse di rimandare indietro i due fucilieri per preservare commesse industriali e rapporti commerciali». E aggiunge: «Incontrerò Letta a Bruxelles e gli domanderò se condivide la proposta di Tajani di bloccare gli accordi commerciali». «Vogliamo sapere - aggiungono Riccardo De Corato e Marco Osnato, capigruppo di Fdi in Regione e Comune - chi della "Milano che conta" che andrà a baciare la pantofola al Console, come già avvenuto nei giorni scorsi». Intanto l’europarlamentare Carlo Fidanza ha vinto una sua personale battaglia per Girone e Latorre. Ha sbaragliato il rigido protocollo del Parlamento Europeo e nella sede di Strasburgo ha esposto uno striscione per i due fucilieri. «Sono quasi 23 mesi che è lì - afferma Fidanza - E non me lo faranno togliere».
Lo striscione dei marò arriva anche a Strasburgo
L’europarlamentare Fidanza l’ha imposto alla Ue. Ieri protesta al convegno di affari con l’India a Milano
