La colpa del «caso Marò»? Per Emma Bonino, ministro egli Esteri, non ci sono dubbi: è tutta di Ignazio La Russa, ex ministro della Difesa. Il quale, ovviamente, non ci sta e risponde con una lettera al vetriolo. Tutto è iniziato ieri, con un’intervista rilasciata dalla Bonino a Radio 24. La vicenda dei marò, ha detto il ministro, nasce «da una legge più che discutibile», è «una situazione di cui sono all’origine personaggi che si agitano molto». Sollecitata da una nuova domanda dell’intervistatore, ha precisato: «Mi riferisco alla legge La Russa», un decreto «che prevedeva inopinatamente militari su navi civili senza stabilire per bene le linee di comando». Ma tutto questo, ha aggiunto, «sarà utile rivederlo a conclusione, io credo positiva, della vicenda» perché certamente «vi sono molti punti da chiarire» nella gestione del caso. Il capo della diplomazia italiana ha proseguito difendendo «la linea molto coordinata» con una posizione «solida dal punto di vista giuridico», adottata dall’attuale governo per risolvere la complessa vicenda di Massimiliano la Torre e Salvatore Girone, ricordando come fondamentale anche la scelta di coinvolgere l’Europa. E all’intervistatore che le ricordava le critiche di vorrebbe maggiore «aggressività diplomatica», ha risposto in modo secco: «Non ho mai capito cosa voglia dire». Le affermazioni della Bonino non sono cadute nel vuoto: il primo a rispondere è stato il compagno di partito e coordinatore nazionale di FdI di La Russa, Guido Crosetto. «La Bonino, nell’ansia di allontanare le sue tristi responsabilità sull’attuale sorte dei due fucilieri - ha affermato Crosetto - non dice una parola su chi li rimandò nelle fauci del sistema indiano che prevede la pena di morte e soprattutto fa finta di ignorare che il decreto legge in questione fu a lungo bloccato dalle perplessità dell’allora ministro La Russa e sulla scorta di un disegno di legge bipartisan fu poi presentato dal governo e convertito in legge dal Parlamento da tutte le forze politiche a maggioranza quasi assoluta». «Alla Bonino - ha concluso il deputato - dopo questa ennesima scivolata, non resterebbe che la via delle dimissioni. Ma l’amore per la poltrona val bene qualunque faccia tosta». E dopo la risposta di Crosetto è arrivata quella del Partito: «Il ministro degli Esteri Emma Bonino, prima di rivolgere accuse tanto infondate quanto sintomo del suo stato politico confusionale, farebbe bene a documentarsi sull’iter della legge anti pirateria che, sulla scorta di un disegno di legge bipartisan, fu presentato dal governo e convertito in legge dal Parlamento con l’adesione di tutta l’opposizione tranne 22 voti contrari dell'ultrasinistra». E ancora: «In particolare - prosegue la nota - un ministro minimamente sereno e informato non dovrebbe fare finta di non sapere che l’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa espresse, quasi solitariamente, dura contrarietà e forti dubbi quando venne presentato il disegno di legge bipartisan sostenendo che fosse più opportuno il ricorso solo ai "contractors" (si vedano in tal senso anche le agenzie di stampa dell'8 febbraio 2011 che titolavano "La Russa, difesa navi? Meglio guardie giurate")». «Inoltre, il testo del decreto - si legge ancora nella nota firmata dall’ufficio stampa di FdI - venne presentato solo dopo che, in un ramo del Parlamento, era in fase avanzata l’iter del disegno di legge bipartisan e che, a suo favore, insistevano oltre che i parlamentari presentatori anche Confitarma e i vertici della Marina Militare (con esplicita dichiarazione dei suoi vertici). La conversione in legge del decreto venne votata alla Camera con 493 voti favorevoli, 22 contrari e 15 astenuti». Quindi, rimarca la nota di Fratelli d’Italia, «sostenere pertanto, come fa il ministro Bonino, che la responsabilità è dell'on. La Russa è una chiara menzogna. D’altronde da un ministro che ha pubblicamente dichiarato che per la vicenda dei due marò il governo si riunisce una sola volta al mese non potevamo pretendere molto di più».
Bonino: colpa di La Russa. È polemica
Accuse incrociate. Per la responsabile degli Esteri tutto nasce da "una legge discutibile". Il leader FdI: "Ministro confuso"
