A poco è servito l'incontro di ieri del mediatore Onu, Lakhdar Brahimi, con l'opposizione siriana (rappresentata dal capo delegazione Ahmed Jarba) e quello con il ministro degli Esteri del regime di Damasco, Walid al-Moallem. Ginevra 2 entra nel vivo oggi e comincia subito con uno scontro. Impossibile mettere le due parti in causa sullo stesso tavolo. Il governo siriano non ha alcuna intenzione di mettere in discussione la guida di Bashar al-Assad. L'opposizione ha posto come condizione per incontrare i rappresentanti del governo un accordo preliminare per l'avvio di una fase di transizione, che deve comportare la messa da parte di Assad. Il regime considera fuori discussione un'ipotesi del genere. E la conferenza di pace, convocata dopo mesi di estenuanti trattative con lo scopo di cercare di mettere la parola fine al conflitto civile che da 30 mesi insanguina la Siria, rischia di fallire ancor prima di cominciare. La delegazione governativa ha fatto sapere a Brahimi che “senza una seria sessione di lavoro sabato” sono intenzionati a “lasciare Ginevra” e tornare in Siria. Quello di oggi è il terzo giorno della conferenza internazionale di pace, che si è aperta mercoledì scorso a Montreux, in Svizzera. Inizialmente c'era la speranza che i rappresentanti di governo ed opposizione si potessero incontrare oggi, ma successivamente è emerso che Brahimi ha visto le delegazioni separatamente. E a scanso di equivoci il ministro dell'Informazione siriano, Omran Zoabi ha ribadito che “non accetteremo la richiesta” di un governo di transizione.
Ginevra 2, la conferenza di pace per la Siria verso il fallimento
Salta l'incontro tra la delegazione dell'opposizione siriana e i rappresentanti del regime di Assad, che escludono ogni ipotesi di governo di transizione
